Sommeliers Magazine Marche n. 28 - page 13

Resistere per esistere, il senso profondo della pro-
digiosa scoperta. La vite, il terreno e la necessaria
umidità nell'area circostante al Río Tunuyán han-
no vissuto in simbiosi da tempo immemorabile
amalgamandosi e completandosi vicendevolmen-
te. Sarebbe stato un enorme peccato se non aves-
se ascoltato il disperato richiamo dei tralci sopraf-
fatti dalla burbera vegetazione spontanea cresciu-
ta sul terreno.
Le forti emozioni di Roberto ascesero oltre l'inten-
sità delle umane pulsioni quando lesse negli occhi
del dottor Manuel Augusto Ferrer, industriale ar-
gentino e finanziatore dell'intrapresa enologica, la
perplessità mista a sconforto per l'acquisto del teni-
mento versante in condizioni a dir poco pietose; ma
la sensibilità derivata dalla genia italica confermò
per l’ennesima volta che le origini contano; eccome!
In una manciata di ettari a mille e cinquanta me-
tri sopra il livello del mare a La Consulta, la Tenuta
Finca Altamira è divenuta l'odierno orgoglio della
regione vitivinicola denominata Valle de Uco.
L'estratto dalle uve Malbec ancor oggi a piè fran-
co è rutilante come il sangue che scorre nelle vene
del popolo argentino. Forte, caloroso, avvolgente e
sconvolgente, esattamente come lo scenario strug-
gente della morfologia locale.
Anche il vino base rispecchia parametri sensoria-
li di superbo profilo, poiché il vero enologo è colui
che oltre creare haute couture per pochi fortunati
è capace di garantire un ottimo prodotto godibile
dai più anche nel quotidiano. Una tinta rosso–vio-
lacea che sfugge alle consuete cromie nella tavoloz-
za dei colori; una luminosità viva, talmente viva,
che neppure il geniale pennello di Raffaello avreb-
be potuto mai dipingerla. Il naso acuto scorge an-
che in questo caso l'approvvigionamento delle ric-
che note minerali trasferite nel calice dall'antico
apparato radicale aggrappato al suolo vulcanico.
Ma l'Argentina enoica non è solo relegata al com-
prensorio di Mendoza, ai grappoli di Malbec o
al
terroir
di Maipú; il restante 30% è anche Mer-
lot, Syrah e nostrana Bonarda che sa di fatica del-
la scorsa emigrazione piemontese; è Chenin Blanc,
Chardonnay e Riesling, soprattutto ad est di Men-
doza, ma è anche l'endemico Torrontés e Moscato
d’Alessandria a San Juan. Gli stessi vitigni dimora-
no anche nelle aree torride di La Rioja e Salta, avvi-
cinandosi al Tropico del Capricorno, dove le vigne
hanno la necessità di arroccarsi attorno a duemila
metri d'altezza per acquisire acidità utile al bilan-
ciamento degli abbondanti zuccheri maturati in
fretta ai raggi dello spietato sole australe.
Risiede proprio in questo habitat il vigneto più al-
to del mondo coltivato dai
viñadori
della Bode-
ga Colomè. Fra
los blancos
il più diffuso è il Pedro
Ximénez mentre in Patagonia, nella provincia di
Rio Negro, si scommette anche sulle bacche pro-
fumate di Sauvignon Blanc e naturalmente su 'Sua
Maestà' il Pinot Noir che ama essere accarezzato
dalle fresche correnti polari che riescono ad incu-
nearsi fra i pertugi delle orride barriere naturali.
Roberto Cipresso
(foto a lato)
Uva Malbec (foto a lato)
Vigne Trivento,
Lujan de Cuyo,
Mendoza, Argentina
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