Sommeliers Magazine Marche n. 40 - page 6

Non voglio di proposito scrivere più di tanto per
offrirvi una carrellata di immagini comparative
che vi serva a giungere ad una considerazione sul
vostro stile di alimentazione e di vita presente e
futura, non che l’aspetto edonistico di pari impor-
tanza. Insomma, mettiamo a confronto la cucina
dei sapori, come la chiama l’accademico, somme-
lier e amico dottor Piergiorgio Angelini a quella
ad esempio sterile e inconsistente molecolare, si-
curamente degna del museo della scienza e della
tecnica di New York. A questa affianchiamo quella
dei geni modernisti che ibridano i nostri piatti con
la cucina orientale e ancora coloro che pensano di
creare, ma non si sa che cosa. Cinesi e giapponesi
non fanno e mai faranno
“ramen”
o
“noodles”
con-
diti alla bolognese o all’amatriciana: globalizzazio-
ne o no le loro culture e tradizioni sono indissa-
crabili. Da eperienze vissute a Tokio e Pechino se
si vuol mangiare qualcosa che gli somigli si va in
un ristorante italiano. Di rimando mi sta bene la
cucina orientale, ma se vuoi l’originale devi andare
nei loro ristoranti non in quelli italiani.
La cucina italica, quindi quella delle regioni, secon-
do Guarnaschelli Gotti comprende circa 70.000 ri-
cette. È il più grande patrimonio gastronomico al
mondo che sorpassa di tanto, ma di tanto quella
francese e cinese. Nasce nella notte dei tempi da
mescolanze di culture elleniche, etrusche, romane,
arabe, ebraiche e normanne, affinandosi poi nel ri-
nascimento ed in ogni regione italiana si sviluppa
con differenze e si radica determinando nel tempo
le filosofie di vita dei rispettivi abitanti.
LA CUCINA TRA
IL MODERNISMO E LA TRADIZIONE
Gualberto Compagnucci
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