tani ad espandere
la produzione del
baccalà con il sale
estratto dalle sali-
ne della pittoresca
cittadina lagunare
di Aveiro, conosciuta
come la “Venezia por-
toghese” per i suoi canali na-
vigabili e per le tipiche imbarcazioni
dipinte dai colori vivaci, moliceiros, usate un tempo per
la pesca delle alghe adoperate per la concimazione dei
terreni agricoli circostanti. L’altra specificità della barca
è la sua prua inarcata, evocante il
drakkar
dei pugnaci
Vichinghi, anch’esso lungo, stretto e slanciato con la ca-
ratteristica prora sinuosamente curvilinea, che gli ostili
pirati del nord furono soliti dipingere con scene minac-
ciose ritraenti draghi e divinità mostruose allo scopo di
terrorizzare gli agguerriti nemici. I Vichinghi si scontra-
rono ferocemente fra loro per la conquista dei territori
più idonei ove far spiaggiare le balene per impossessarsi
della loro carne, delle parti ossee e del grasso.
Oggidì, l’olio di balena ha poco valore commerciale, ma
la carne della balenottera minore, una delle due specie
più piccole della famiglia delle Balaenopteridae, è con-
siderata una prelibatezza, soprattutto in Norvegia e in
Giappone. Come le saghe norrene raccontano, lungo le
coste norvegesi, la balenottera fu soggetta alla caccia già
nel nono secolo. Gli Islandesi e i Faroesi ebbero l’abitu-
dine di cacciare in mare aperto con gli arpioni lanciati
dalle loro navi. L’usanza di tecniche cruente non fu certo
estranea ai sanguinari Norsemen; spaventare e far arena-
re i grandi mammiferi nelle insenature o intrappolarli ad
imbuto nelle baie dall’imboccatura stretta per compiere
la mattanza tramite frecce avvelenate, rappresentò un
modus venandi
tipicamente vichingo.
Blōtmōnaþ
fu il nome anglosassone per indicare il mese di
novembre, il periodo delle immolazioni, quando i pagani
nordici, secondo le usanze, furono soliti sacrificare i pro-
pri animali sia per offrirli agli dei, sia per evitare di doverli
alimentare durante le stagioni sterili, conservandone le
carni in vari modi, sotto il siero di latte, grasso animale,
sotto sale, in salamoia, affumicate, essiccate o congelate
nelle caverne ghiacciate per assicurarsi la sopravvivenza
nelle rigide regioni dal clima prevalentemente subpolare.
Al di là delle foreste boreali dalla fisionomia continentale,
nella tundra artica priva anche di specie arboree, le uni-
che fonti di sostentamento rimasero l’orso polare e la foca
marina, oltre alla renna – simbolo spirituale, nonché culi-
nario, della Finlandia e soprattutto dei Sami. Antichissime
leggende artiche intrise di misticismo sciamanico eleva-
no la renna e il cervo a simboli di fecondità dei ritmi di
crescita e di rinascita, rammemorando la vita che torna
a risvegliarsi al di là del solstizio d’inverno, quando l’ani-
male sacro volando nel cielo porta il Nuovo Sole fra le sue
grandi corna ricurve.
Janssons frestelse (S) o janssonin kiusaus (FIN)
Joulukinkku o julskinka, prosciutto marinato e cotto al forno
Lutefiskl (S), lipeäkala o
livekala (FIN), lutefisk (N),
ludfisk o ludefisk (DK):
merluzzo marinato nella
liscivia (soda caustica)
Inlagd sill, il tipico piatto a
base di aringhe marinate
Skillingsboller
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