Eh, sì! È proprio il “peccato” che si è soliti fare alla
fine di un pasto. Difficilmente si riesce a resistere
al richiamo di dolcissime visioni elaborate da chef
pasticceri che sembra volerci mettere in difficoltà!
Ma poi un velato rimorso ci attanaglia l’anima,
davanti alla consapevolezza di aver trangugiato un
sostanzioso carico calorico.
Come possiamo resistere al richiamo della sen-
sazione organolettica primordiale? La dolcezza,
che ci riporta immancabilmente alla memoria
le piacevoli sensazioni del primo alimento, preso
direttamente dal seno materno: il latte. Che ci ha
accompagnato durante la crescita, inebriandoci di
sublime piacere, ogni volta che davanti ai nostri
occhi si presentava il dolce.
Ai dolci, siano essi quelli tradizionali o le elabora-
zioni moderne create dalla fantasiosa combinazio-
ne dei più svariati ingredienti dagli attuali pastic-
ceri, non si riesce proprio a dire di no.
Ma cosa bere con i dolci? Che cosa consigliano i
sommelier? Che cosa posso consigliarvi io?
Ai fini dell’abbinamento, il filo conduttore dei des-
sert è la straordinaria dolcezza che richiede, per
concordanza, dolcezza anche nel vino, tenendo
però in considerazione gli “altri ingredienti” che
completano la preparazione e ne influenzano il
profilo sensoriale, rendendolo semplice o struttu-
rato, ricco di grassezza o tendenza amarognola, di
aromaticità o di speziatura.
I numerosi ingredienti (farina, burro, uova, latte,
panna, frutta secca o fresca, confetture e mar-
mellate, cioccolato, spezie e aromi), la fantasia e la
tecnica di preparazione consentono di creare una
miriade di dolci diversi. Tutto ciò permette di va-
riare la scelta del vino: da spumanti leggeri, dolci
e aromatici, a vendemmie tardive, vini passiti o
liquorosi; e se la dolcezza è appena accentuata, an-
che un vino amabile o solo abboccato.
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Il peccato finale
Stefano Isidori Delegato AIS
Fermo e Porto San Giorgio
DIFFICILE RESISTERGLI