Andai a Bruxelles nell’autunno del 2003 per farmi
esperienze sui grandi cioccolatieri e birre trappiste
e stetti quasi una notte intera sulla piana di Water-
loo seduto su di un cippo sotto la collina piramida-
le con sulla cima il leone, monumento rimembran-
te la grande battaglia dove perirono 50.000 uomini
tra la fazione francese e quella dell’alleanza.
Ero solo e, affascinato, mi guardavo intorno conti-
nuamente con la sensazione di vedere il movimen-
to delle armate, di sentire il rumore degli zoccoli
dei cavalli, gli ordini degli ufficiali e il frastuono
dei cannoni. Ero completamente immerso nella
grande battaglia e fantasticavo immedesimandomi
nei protagonisti, nei loro sentimenti ed emozioni.
Sopra di me il nero del cielo puntellato di stelle e
tutto intorno un irreale silenzio, quasi a far paura.
Wellington sfonda il fronte francese con i rinforzi
giunti dai Prussiani e Napoleone cade: quindi l’e-
silio a Sant’Elena.
Ma che centra tutto questo con un filetto? Centra
nella misura paradossale in cui i cuochi francesi
l’abbiano dedicato proprio a chi con la capitola-
zione di Napoleone ha annullato la
grandeur de
France
. Si è proprio così! Non sono stati gli Inglesi
a dedicare il piatto al loro generale ma i suoi più
acerrimi nemici. Strano no!?
Guarda caso che, a cena del giorno dopo, al risto-
rante “Opera” di Waterloo, il cui amico proprie-
tario è originario di Marotta, noto la presenza del
piatto e... me lo faccio.
I GRANDI CLASSICI
DELLA CUCINA INTERNAZIONALE
Gualberto Compagnucci
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