Sommeliers Marche Magazine 52 - page 6

Son passati 25 anni da quando mi trovavo in Cina
a raccontare i vini italiani alla fiera internazionale
di Pechino. Ricordo di un giorno, durante le de-
gustazioni di grandi rossi toscani sentivo titillare
i calici dei tanti cinesi presenti e mi accorsi che da
un vicino fabbricatore vi avevano messo cubetti di
ghiaccio. La cultura del vino in Cina era allora pra-
ticamente più che sconosciuta.
Le loro bevande nazionali erano infatti potenti
super alcolici, distillati da sorgo e granaglie va-
rie, come il Moutai e il Baijiu, che raggiungevano
anche i 65 gradi. Ebbi modo di assaggiarli e come
souvenir ne acquistai un paio di bottiglie, ma dopo
la sofferente esperienza non riuscii mai ad aprirle e
giacciono ancora nel mio bar.
Io e l’amico enologo fabrianese Enzo Mecella, an-
che lui presente agli eventi, venimmo un giorno
gentilmente prelevati da due militari che ci accom-
pagnarono in Jeep presso la sede di un sottosegreta-
rio all’agricoltura nella città di Baoding, sita a circa
150 km da Pechino. Il politico voleva coinvolgerci
in una sorta di consulenza per realizzare un vigne-
to di 300 ettari in una zona a sud della Mongolia
interna denominata Ningxia, dove in estate c’è una
gran calura ed in inverno le temperature scendo-
no fino a circa –4 °C in media. Non ci lasciammo
coinvolgere e non vado oltre per non rubare spazio.
A distanza di 25 anni le cose sono però molto cam-
biate e... sembra che la Cina voglia diventare una
super potenza anche in campo enologico.
Attualmente, visionando la mappa prodotta, nella
regione del Shandong, sita a nord-est nella peni-
sola di Juaodong sul fronte della Corea del Nord,
che è la più grande e importante fra tutte le altre
7 produttrici, si contano più di 220 aziende vitivi-
nicole delle quali 60 sono di grandi dimensioni e,
come sapete, i numeri in Cina non mettono paura.
Pensate che oggi il Paese detiene il secondo pri-
mato mondiale per estensione di vigneti; pur vero
è che la maggior parte delle uve siano destinate
alla tavola.
Si dice che i primi vitigni siano giunti dal Mar
Nero, o meglio dalla Georgia grazie a monaci ita-
liani, o per lo meno sembra, e comunque è certifi-
cato che nel XVIII secolo già i cinesi si dedicavano
alla viticultura.
Gualberto Compagnucci
IMPENSABILI FINO A QUALCHE ANNO FA
i Vini della
GRANDE MURAGLIA
GRANDI VINI MONDIALI
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