Ritorno ancora su Ningxia con i suoi apprezzabilis-
simi vini che nascono soprattutto da cabernet sau-
vignon e, non poteva essere altrimenti, per passare
ancora ai pinot neri, gamay, merlot e syrah, ma vi
è presenza di vitigni italici come il sangiovese, sep-
pur in quantità modesta e sperimentale, utilizzato
soprattutto per realizzare rosati.
Nei vitigni bianchi si distingue ovviamente lo
chardonnay, ma si inseriscono anche i semillon e
i riesling italici. Ripeto ancora che diversi di questi
vini sono sicuramente di buon livello, soprattutto
i rossi e in particolare i Cabernet sauvignon, ma si
deve ovviamente arrivare a quelli di alta gamma.
Ormai da tempo i cinesi si cimentano anche nella
produzione di vini spumanti bianchi e rosati ot-
tenuti con metodo champenois da chardonnay e
pinot nero. Nulla da eccepire quindi sulle carat-
teristiche organolettiche di questi.
Le denominazioni aziendali confermano
platealmente l’influenza francese anche se
spesso i nomi si esprimono in lingua cino-
anglofone: Domaine Chandon China, Per-
nod Ricard Yang Yang International, Cha-
teau ChangYu Moser XV, creata verso fine
'800 in una
joint venture
con gli austriaci,
COFCO Great Wall Tianfu Winery, che
gode di ben 1500 ettari di vigneto e a que-
ste si aggiungono Kanaan Winery, Helan
Quingxue Winery, Silver Heights Winery,
Jade Vineyard e ancora altre, generalmente
di proprietà dello Stato.
Ritornando all’aspetto economico prendemmo lo
scorso anno alcuni contatti, anche con l’Amba-
sciata cinese, per una serata che dovevo fare a Ce-
sena, commissionatami dalla locale Delegazione
AIS ma rimanemmo purtroppo bloccati dall’eso-
sità dei prezzi: 250/280 euro a bottiglia più il dazio
ci sono sembrati impossibili.
I cinesi stanno cercando ora di riconvertire i vi-
gneti da uve da tavola con quelle da vinificazione,
anche se al momento diverse di quelle da tavola
vengono utilizzate per la produzione di parte dei
People Wine. Quindi da attuale decimo produtto-
re di vino al mondo entro una decina di anni, con
la loro proverbiale velocità, potremmo trovare la
Cina a metà classifica.
Come sappiamo infatti il processo di industria-
lizzazione, manufatturiero e agricolo del Paese
sta letteralmente esplodendo, a voler divenire la
prima potenza economica del pianeta. Sicuramen-
te quindi a breve anche i loro vini invaderanno i
mercati internazionali e ne vedremo delle belle.
Come è accaduto per la ristorazione questi apri-
ranno enoteche e winebar in molte città e sappia-
mo poi quale sia la loro organizzazione: i cinesi
mangiano velocemente, dormono poco, lavorano
tanto e sono compatti.
Già basterebbero le loro colonie in Italia e negli al-
tri Paesi a creare un bel mercato e poi... vogliamo
che la nostra curiosità non incida sul fenomeno?
Probabile, ma... non si potranno mai comparare i
loro vini con i nostri, tra i più grandi del mondo.
Chateau Huadong-Parry
Winery (Qingdao, Shandong)
Chateau Dynasty (Tianjin)
Great Wall Tianfu Winery
(Shacheng, Hebei)
Chateau Changyu Baron Balboa (Shihezi, Xinjiang)
8