Del vitigno Pecorino, delle sue origini, dei perso-
naggi che ne hanno determinato la riscoperta e la
successiva valorizzazione, abbiamo sempre rac-
contato, e così, come si parla di un vecchio amico,
questo vitigno è ormai entrato a far parte del no-
stro vissuto, delle “sbicchierate” quotidiane, delle
nostre ricerche di “territorialità”. Quei personaggi
che lo hanno riportato alla luce rendendolo visibile
quando non lo era, lo hanno umanizzato ai nostri
occhi, facendolo entrare nelle loro storie di vita ed
aziendali. Mettersi d’accordo sulle origini del suo
nome ancora oggi a distanza di anni, non è cosa
facile date le innumerevoli interpretazioni che lo
legano a leggende di diverso tipo.
Il termine più dispregiativo che riconduce il nome
del vitigno alla transumanza e quindi alla “Pecora”
per alcuni storici locali è privo di ogni fondamen-
to in quanto, veniva già chiaramente sancito negli
Statuti Comunali di Arquata del 1574 che se si fosse
arrecato danno alle vigne i trasgressori sarebbero
stati puniti con il pagamento di una multa la cui ci-
fra sarebbe stata amplificata se il danno fosse stato
inferto da animali, se il danno fosse stato arrecato
di notte, in entrambi i casi l’importo sarebbe rad-
doppiato e di questo mio personale mistero lascio
a voi libertà d’interpretazione.
Inoltre le campagne erano vissute tutte il giorno e
le vigne, rilevando un’altezza di 1,20 metri circa,
ancora oggi individuabile, avvalorano il ridotto ri-
schio che potessero essere divorate dagli animali in
questione. Pertanto restano possibili le altre ipotesi
che collegano l’origine del nome al formaggio Pe-
corino, sia per il colore che per la “frizzantezza” del
vino. Tale caratteristica effervescenza del vino, che
durante i rigidi inverni veniva conservato in grotte
e probabilmente sottoposto a successive rifermen-
tazioni degli zuccheri residui, con l’avvicinarsi del-
la bella stagione, veniva idealmente associata alla
“piccantezza” del formaggio, in un abbinamento
non dettato da scelte edonistiche, secondo le qua-
li quello che conta è la continua ricerca del giusto
connubio cibo-vino, quanto piuttosto a associare
al termine “piccante”, un prodotto spumeggiante,
frizzate e anche speziato secondo quanto i termini
lingustici dell’epoca osavano esprimere. L’unio-
ne storica tra vino e formaggio Pecorino, sarebbe
stata all’epoca anche una sorta di promozione che
oltre a nobilitare entrambi a prodotti di eccellenza
intendeva valorizzare il territorio di provenienza.
“U’ Pecurì” quindi poteva essere sicuramente an-
noverato tra i vini frizzanti dell’Alto Tronto come
descrisse il Bacci nella sua
“De naturali vinorium
historia”,
pubblicata nel 1596, descrizione che ci
fa pensare ad un vino completamente diverso da
quello che oggi siamo abituarti a bere, anche se
la descrizione dei luoghi e dell’operosità dell’uo-
mo non ha subito modifiche nei secoli, secondo il
Bacci, infatti presso le
«Tenne dell’Acqua Santa, da
colline esposte al sole, che s’elevano dal terreno ricco
di sostanze solforose provengono uve splendide che
gli industri coloni coltivano badando non tanto alla
quantità quanto alla loro perfezione»
.
Quella del vitigno Pecorino ad Arquata del Tron-
to, con altimetrie superiori ai 500 m.s.l.m e sistemi
viticoli caratterizzati da difficoltà strutturali e da
perenne carattere di isolamento, si configurava già
allora come “viticoltura montana” quasi eroica che
oggi ha naturalmente cambiato i suoi connotati e
permesso al vitigno di esprimersi in luoghi diversi
da quello di elezione. Le differenziate tecnologie di
produzione e d’invecchiamento ci mostrano oggi
“U Pecurì” in una veste nuova.
Riconoscere ai sensi l’espressione del vitigno ori-
ginaria, quella caratteristica dell’areale di origine,
sarà forse la sfida che ci vedrà impegnati nel pros-
simo futuro, attraverso un’opera di valorizzazione
della coltivazione proprio in quelle aree colpite dal
sisma, in cui l’uomo nonostante tutto tenta tena-
cemente di riagganciare i contatti con la con la sua
storia e il suo passato. Sarà questa la sfida anche
per noi degustatori, amanti e curiosi del buon bere,
cercheremo di comprendere e comunicare la bel-
lezza delle mille facce di “U Pecuri”:
«A noi l’impe-
gno, a noi l’onere e l’onore: a voi ospiti o estimatori
il compito di valutare, non un semplice vino ma il
frutto di antiche arti e di mani sapienti»
.
STORIA DEL VITIGNO AD ARQUATA DEL TRONTO
“U’PECURÌ”
Simona Sestili
Sommelier
Vigne di Pecorino a Trisungo,
frazione di Arquata del Tronto
Formaggio Pecorino
dei Monti Sibillini
Comune di
Arquata del Tronto
Uva Pecorino
di Arquata del Tronto
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