Sommeliers Marche Magazine 52 - page 16

Famoso è il singolare e curioso nome di questo vitigno,
che poi di “famoso” ha veramente poco, tant’è che non
si hanno nemmeno molte notizie su di esso e sulla sua
origine, anche se, come spesso accade, l’incertezza e le
poche informazioni, rendono le storie ancora più affa-
scinanti e degne di nota.
Una storia Ducale antica che sembra partire da lon-
tano, che si smarrisce per un certo periodo e che oggi
mira a valorizzare questo raro vitigno dotato di un ca-
rattere assolutamente esuberante, uno di quei vini che
nel bicchiere non resta certo anonimo. Una storia che
si dipana tra Romagna e Alta Marca, territori uniti da
una storia comune che parte dai tempi della Regio VI
dell’imperatore Augusto. Storicamente la sua diffusio-
ne maggiore è in Romagna, dove viene indicato anche
con il termine dialettale di uva Rambella o Rambelà,
il primo documento che cita il Famoso è probabilmen-
te rappresentato da una tabella del dazio comunale di
Lugo di Romagna datata 1437, poi nel XIX secolo, diver-
si documenti ne testimoniano la presenza sulle colline
di Cesena, dove veniva utilizzato anche per la produ-
zione di uva da tavola in virtù dell’ottimo sapore che
ricorda quello del moscato.
Nel nord delle Marche invece si trova traccia di questo
vitigno nella prima metà dell’ottocento e precisamen-
te nell’opera “Opuscoli scientifici” del Conte Giuseppe
Mamiani della Rovere. Il Conte all’interno di tale ope-
ra, esalta la tesi che «
la prima arte e la prima industria
degli italiani debba essere l’agricoltura
» proprio in virtù
della ricchezza della diversità biologica della nostra ter-
ra, anticipando per certi versi il concetto di biodiversità
oggi tanto attuale e di estrema rilevanza nel panorama
vitivinicolo italiano. All’interno dello scritto e più pre-
cisamente al capitolo “Esportazione de’ vini Urbinati” si
trova un elenco degli innumerevoli vitigni coltivati nella
provincia pesarese, tra cui appunto il Famoso.
Altra importante testimonianza è quella di Francesco
de Bosis che nel “Bullettino ampelografico scrive”: «
Nel
1872 dall’Urbinate venne un saggio di questo vitigno,
riconosciuto simile all’Uva della Madonna di Ancona.
Il vitigno peraltro spedito da Pesaro si avvicina molto al
Verdicchio e ne è probabilmente una sotto-varietà.
»
Probabilmente esistevano due vitigni, indicati con lo
stesso nome “Famoso”, uno più simile all’Albana, ovve-
ro il Famoso del Cesenate e uno più simile al Trebbiano,
ovvero il Famoso di Pesaro.
Durante il Novecento si assisterà ad una notevole con-
trazione della sua coltivazione che la porterà in meno di
un secolo, quasi al limite dell’estinzione per una serie di
motivi, tra cui figura per l’appunto anche l’esuberante
aromaticità dei vini che ne derivano, che non sempre
incontrava i gusti del consumatore.
Ma come sappiamo i palati e le mode delle popolazioni
in termini enogastronomici cambiano ed evolvono con
il passare della storia, ed oggi, proprio l’aromaticità di
FAMOSO
DI NOME MA NON DI FATTO
L’azienda vinicola Conventino,
Monteciccardo (PU)
Azienda vinicola Bruscia,
San Costanzo (PU)
Simone Schiaroli
Sommelier
I vigneti della cantina Conventino a Monteciccardo (PU)
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