È stata veramente una passerella di eleganza quel-
la del 6 giugno, organizzata dal delegato AIS Jesi
e Castelli Luca Giaccaglia e i suoi collaboratori
con 17 etichette, una per produttore, di Verdicchio
2012, vendemmia non facile vista la grande calu-
ra dell’annata. Dieci anni di vita sulle spalle e non
sentirli minimamente con un’esplosione di magni-
fiche sensazioni che hanno dimostrato non solo la
potenza del DNA del vitigno ma anche la sua fine
personalità.
Hanno sfilato sia etichette superiori che riserve tra
la goduria dei 28 degustatori composti da diversi
sommelier AIS e gli stessi produttori. Inutile dire
che le bottiglie erano perfettamente mascherate e
addirittura sono stati fatti dei travasi a far si che
i titolari delle stesse potessero non riconoscere le
proprie dalla forma. Profumi e aromi terziari di
affinamento si magnificavano, seguiti da intense e
persistenti sensazioni gustative e alcuni di questi
addirittura ancora vibranti, apportando forti emo-
zioni ai degustatori.
A salire sul podio più alto il Vigna Novali Terre
Cortesi Moncaro, al secondo in ex equo Santa Bar-
bara e Marotti Campi e al terzo posto Pievalta. Un
grande omaggio quindi al più rappresentativo vino
delle Marche che si pregia addirittura oggi, secon-
do l’ultimo concorso internazionale, di essere il
miglior bianco al mondo: titolo aggiudicatosi con
un’etichetta di Ampelio Bucci.
I grandi successi del Verdicchio quindi non ci stu-
piscono più da anni. Questa è sicuramente una
grande riscossa da quando in passato alcuni cri-
tici lo indicavano come un vino pesantone e un
po’ contadino, ma che con il tempo ha saputo tirar
fuori il meglio di se lanciando il guanto ai più ce-
lebrati bianchi del mondo ed entrare non solo nel
Gotha dei grandi, ma addirittura a salire sul podio
più alto. Quella del 6 giugno non è stato un caso
fortunato e solitario ma dopo vari altri
tasting
è
stata una conferma di continuità e di ormai indi-
scutibile eccellenza. Ma l’omaggio di cui sopra va
esteso anche ai produttori che hanno con caparbia
creduto nelle grandi potenzialità del vitigno e che
hanno saputo poi “vestire di eleganza”.
Sono da ricordare anche le diverse coniugazioni
che lo vedono brillare dalla spumantizzazione con
ambedue i metodi fino agli appassimenti botritiz-
zati, dove in passato riuscì, con il Tor di Ruta Mon-
caro, a soffiare una medaglia d’oro ai più grandi e
blasonati nomi internazionali.
Tornando ancora agli spumanti, ricordiamo il me-
dico fabrianese Francesco Scacchi dove, nella sua
opera
“De Salubri Potu Dissertatio”
edita nel 1622,
parla ampiamente dei vini mordaci del territorio,
cioè gli spumanti ancestrali di allora e riconduci-
bili anche ai precedenti scritti di fine Cinquecento
del collega elpidiense Andrea Bacci; chi altri pote-
va essere se non il Verdicchio?
VERDICCHIO IN SMOKING
G.C.
CON LA VENDEMMIA 2012
Luca Giaccaglia, Delegato AIS Jesi e Castelli
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