Vellutata di capriolo al dra-
goncello con gnocchi e
confettura di cipolle, co-
scia di cervo marinato
nel vino al profumo
di garofano e servita
con un intingolo allo
zafferano, arrosto di
cinghiale picchetta-
to di guanciale con
salsa allo zenzero, le-
pre rosolata con aglio e
umettata con composta
di cipolla alla birra scura
solerono ritemprare lo spiri-
to e il fisico affaticato al termine
delle battute di caccia.
La carpa grigliata, servita con purea di
pan di zenzero e rosetta sbriciolati nell’olio bollen-
te e sfumati con del vino bianco, appagò così tanto
il senso del gusto di Re Mattia che divenne il suo
cibo preferito in ogni occasione conviviale. Oltre ai
pani, la composizione della pastosa vivanda di ac-
compagnamento al pesce, da ver-
sare ancora tiepida sul piatto,
comprese l’aggiunta di mele
e pere in tocchetti passati
al setaccio e aromatizzati
al miele e allo zenzero.
Altri pesci e granchi, in-
vece, vennero solitamen-
te accostati ad un condi-
mento dalla consistenza
cremosa a base di panna
acida addolcita dal miele
e profumata con prezze-
molo e sedano tritati.
“Mescola la farina di mandorle con dello zucchero,
e, se non è né lunedì, né mercoledì, né venerdì, ag-
giungi della carne sminuzzata. Aggiungi dell’uovo
se necessario. Forma dei grandi gnocchi e friggili
in abbondante olio. Servili caldi.”
– così indica il
testo di un manoscritto ritrovato, steso con antica
calligrafia, gli ingredienti e le modalità di confe-
zione degli gnocchi di mandorla alla carne.
“Pre-
para l’impasto base al burro e lascialo a riposare.
Prepara il ripieno. Prendi il burro, lo zucchero, la
farina, due uova, le mandorle tritate, la marmel-
lata di arance, il succo d’arancia e un po’ di latte.
Amalgama gli ingredienti, condiscili a piacere. Far-
cisci l’impasto e cuocilo.”
– prosegue la raccolta
di ricette d’epoca con i consigli per eseguire il
frangipane all’arancia, a tutt’oggi delizioso e
confacente al gusto dei palati esigenti.
Il Sovrano, nonostante la grande quantità
di dolci ciambelle, frittelle e crespelle, stru-
del, soufflé e torte che non scarseggiarono
mai sulle tavole imbandite delle decine di re-
sidenze sparse per il suo regno, esteso dall’Un-
gheria alla Dalmazia, dalla Boemia all’Austria,
dalla Transilvania alla Serbia, non disdegnò mai
cibarsi di frutta fresca e soprattutto di fichi pro-
venienti dalla Marca di Ancona, per i quali
ebbe una particolare predilezione della gola.
Con governanti e referenti plenipotenziari
anconitani instaurò un intenso e proficuo
rapporto, sia politico che
culturale, come nel caso
di Francesco Cinzio Be-
nincasa che Egli, per la
grande stima, designò
eques auratus, poeta
laureatus
; lo stesso
Benincasa che il Con-
siglio cittadino degli
Anziani nominò “Ora-
tore alla Maestà di re di
Hungaria” per confer-
mare lealtà e gratitudine
degli Anconitani a Mattia
Corvino e pregarlo di pro-
teggere la città di Ancona dalle
scorrerie della flotta turca e venezia-
na, dal regnante di Napoli e dal gran mae-
stro di Rodi. L’Ungheria si fregiò dell’appellativo di
“Antemurale Christianitatis”
in virtù del suo ruolo
di gendarme di confine a difesa della civiltà occi-
dentale minata dal pericolo delle invasioni ottoma-
ne e Mattia, Hunyadi Mátyás detto Corvino per il
corvo impresso sullo stemma di famiglia, fu il pri-
mo monarca al di fuori dell’Italia a diffondere nel
suo regno i movimenti umanistici, le arti, la cultura
e la cucina che caratterizzarono il Rinascimento.
Mattia Corvino, secondogenito del grande eroe
nazionale Hunyadi János, salito al trono d’Unghe-
ria salvò l’Europa, di conseguenza il Cristianesi-
mo, dalle mire espansionistiche di Maometto II
dopo la caduta dell’Impero Romano d’Oriente.
Durante l’assedio, papa Callisto III ordinò che le
campane suonassero a mezzogiorno, così da chia-
mare i credenti a pregare ed invocare l’aiuto celeste
per i difensori, ma in molti luoghi la notizia della
vittoria arrivò con ritardo e da allora fino ad oggi,
in diversi paesi del mondo, le campane continua-
no a suonare a mezzogiorno per commemorare
l’evento che decise la sorte della cristianità.
Statua di Mattia Corvino,
Piazza degli Eroi,
Buudapest, Ungheria
Bassorilievo in marmo del
re Mattia Corvino e della
regina Beatrice d’Aragona
Ciotola con gli stemmi di
Mattia Corvino e Beatrice
d’Aragona (ca. 1486-88)
appartenente ad un servizio
fatto in regalo per il re e
la regina d’Ungheria
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