Sommeliers Marche Magazine 57 - page 15

La sposa, che viaggiò con un seguito imponente
di circa ottocento persone di scorta, tra armigeri,
dignitari di corte e alti prelati magiari, devota al
culto mariano, rese omaggio, durante una sosta,
alla Vergine nera della santa Casa “de Laureto”,
per poi riprendere il percorso intrapreso verso la
Basilica dell’Incoronazione a Székesfehérvár, ove
fu resa regina d’Ungheria da Mattia il 12 dicembre
1476; dieci giorni dopo seguirono le nozze e una
festa che durò fino all’Epifania.
Ventiquattro portate furono servite nel grande
giorno dando principio al lungo menu con un sa-
poroso brodo di cappone cotto cinque ore, per poi
proseguire con lucioperche, bottatrici, anguille
trafitte e roteate allo spiedo, succedute da polla-
strelli massaggiati con del sale, farciti con lampo-
ni, fragole, mandorle e infine spalmati con grasso
d’oca prima di essere indorati al forno a legna e
renderli degni della sfarzosa cerimonia di stampo
rinascimentale. A seguire, anatra servita con mele
cotte e cavolo cappuccio sfumato con del vino, im-
perdibili arrosti di cosce e fegato d’oca con purea
di mele cotogne, prelibate carni di pavone, starna,
fagiano e capriolo contornate da centinaia di lepri
ben abbrustolite, profumate allo zafferano.
Giovani nobiluomini, per l’occasione, servirono
anche montone al rosmarino cotto alla brace, cin-
ghiale selvatico aromatizzato con bacche di gine-
pro e infine il maestoso cervo, dominatore assoluto
dei boschi dell’ansa danubiana, marinato nel vino
poi ammantato da deliziosi condimenti come la
salsa verde
ai piselli cotti, pestati e profumati con
spezie pregiate o con l’arcinota
salsa gialla
dal sa-
pore agrodolce tinta dalla crocina dello zaffera-
no, addensata con mollica di pane passata al se-
taccio dopo averla bagnata nel vino reso appena
amabile dal miele secondo le usanze di allora.
Su espresso volere del Re, i coppieri prelevaro-
no ininterrottamente il vino sgorgante da una
fontana d’argento per rabboccare ogni calice
del delizioso nettare, affinché un bicchiere
non apparisse vuoto neppure per un attimo.
A conclusione del sontuoso pasto, con la torta nu-
ziale si volle esprimere un deferente omaggio alla
sposa per la sua nota abilità di destra giocatrice di
scacchi. Le sessantaquattro case della scacchiera si
realizzarono con un soufflé dolce a colori alterni
composto da crema a base di burro, farina e latte
di mandorle, con albume montato a neve, il tutto
nappato da splendente caramello dorato.
Altra monumentale creazione dolciaria, ispirata
all’arte topiaria in voga al tempo dei cesari romani,
con in bella mostra gli stemmi araldici delle due
nobili famiglie, riprodusse in astratto i cespugli
frastagliati dei bossi presenti nel giardino di Sua
Maestà reale, amante e fervido cultore di tutte le
arti italiche.
“Extra Hungariam non est vita, et si
est vita, non est ita”
scrisse Caelius Rhodiginus,
il neoplatonico veneto del XV secolo, riferendosi
alla
“natura ammirevole che nulla nega agli Un-
gheresi”
, nonché ai
“subiti guadagni”
che i com-
mercianti veneziani e fiorentini ottennero con le
imponenti vacche grigie –
magyar
szürkemarha
– lodate anche dallo storiografo-umanista della
corte corvina, il marchigiano Antonio Bonfini da
Ascoli, come
“magnifici armenti che pascolano su
prati fecondi”
.
“La terra meravigliosamente fertile”
fu elogiata anche dal siciliano Pietro Ransano e
dall’umbro Galeotto Marzio che narrò di
“ frutta
squisite, di grappoli d’uva che si addensano sulle
viti, e delle squisite qualitá spirituali dei Pannoni
audaci”
. Inoltre, scrisse Caelius,
“Summi, infimi,
medioxumi coquendi artem sagaciter tenent...”
, ri-
ferendosi al sorprendente talento di approntare ac-
curatamente le pietanze, sia nella cucina regia che
in quella contadina.
Chiesa di Mattia,
Budapest, Ungheria
Statua del corvo
con l’anello d’oro
nel becco, simbolo
dello stemma
di famiglia dei
Corvino, Chiesa di
Mattia, Budapest,
Ungheria
La Fontana di Mattia, castello di Buda, Budapest
Castello dei Corvino, Transilvania, Romania
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