1. La Tintilia, non può essere coltivata a quote
basse (da disciplinare)
– Sappiamo che l’accumu-
lo degli aromi negli acini è favorito dalle maggio-
ri escursioni termiche, tanto più si sale di quota e
maggiori saranno ovviamente queste escursioni
fra il giorno e la notte. Ebbene la Tintilia è un viti-
gno che dà il meglio di se in collina, infatti il disci-
plinare impone di dover coltivare le vigne a quote
non inferiori ai 200 metri, normalmente si trovano
fra i 400 e i 600 metri, spingendosi fino ad 800 me-
tri. È questo un fatto inusuale per la maggior par-
te dei vitigni a bacca nera che a quelle quote non
troverebbero le condizioni ideali per esprimersi al
meglio. In queste condizioni le maggiori escursioni
termiche e l’ulteriore accumulo di aromi varietali
si traduce in particolari finezze a livello olfattivo.
2. La Tintilia ha naturalmente rese molto basse
–
Per fare vini di qualità è noto che occorre concen-
trare la produzione e spesso bisogna intervenire in
vigna diradando i grappoli per abbassare le rese in
vitigni particolarmente produttivi. La Tintilia ri-
solve questo problema alla radice perché in colli-
na, con i suoi piccoli grappoli, difficilmente supera
i 40-50 quintali per ettaro (il disciplinare impone
rese massime di 80 quintali per ettaro), di conse-
guenza l’estratto secco risulta particolarmente alto
ed è questo un fattore fondamentale a favore della
qualità per ottenere grandi vini.
3. La Tintilia non ha bisogno di affinamento in
legno
– La maggior parte delle uve a bacca nera,
per ottenere vini particolarmente longevi ed evo-
luti, ha bisogno di affinamento in legno, sia per
‘domare’ i tannini irruenti che per raggiungere
importanti evoluzioni a livello olfattivo. La Tinti-
lia invece ha già nel suo corredo aromatico tutte le
note speziate e tostate che normalmente si otten-
gono dalla permanenza in tonneau o in barrique,
quindi basta affinarla in acciaio o in cemento
per ottenere l’evoluzione dei profumi verso note
speziate, tostate, ma anche balsamiche.
L’eccezionalità di questa particolare caratteristi-
ca della Tintilia sta nel fatto che in essa questi
profumi sono secondari, quindi varietali, ot-
tenuti dal processo di fermentazione delle uve,
e non terziari, ovvero dati dall’affinamento in
legno, come accade nella maggior parte dei viti-
gni. Successive prove di vinificazione ne hanno
evidenziato anche una certa ecletticità, infatti oltre
alle versioni Rosato, Rosso e Rosso Riserva previ-
ste dal disciplinare, negli ultimi anni si sono avuti
ottimi risultati anche nelle versioni spumantizza-
te, sia charmat che metodo classico, e da uve ap-
passite. La sua massima espressione varietale resta
comunque quella in rosso, affinata fino a 2-3 anni
in acciaio o cemento, lasciandola poi riposare in
bottiglia per il tempo necessario alla progressiva
maturazione, passando negli anni attraverso infi-
niti stati intermedi in cui il frutto rosso croccan-
te lascia spazio alla confettura e si arricchisce nel
frattempo di intriganti note speziate e balsamiche.
L’abbinamento ideale è con piatti importanti di
carne, selvaggina, formaggi stagionati, e la Pam-
panella del Molise. Grazie alla Delegazione AIS di
Ascoli Piceno ed alla sua Delegata Marica Spuria
abbiamo fatto qualche mese fa un’interessantissi-
ma verticale di Tintilia Macchiarossa.
È venuto a trovarci per presentare i suoi vini il pro-
duttore Claudio Cipressi che ci ha fatto assaggia-
re 5 vecchie annate, dalle più ‘recenti’ 2016 e 2015
(sono comunque vini che hanno già 6-7 anni),
passando per le più evolute e in ottima forma 2012
e 2011, fino ad arrivare addirittura ad una mera-
vigliosa 2007. È stata la dimostrazione, se ancora
ce ne fosse bisogno, delle grandi potenzialità evo-
lutive della Tintilia. Godibilissimo anche nelle an-
nate più recenti, ma andando indietro negli anni
si è vista la stoffa del vitigno, tannini morbidi ed
eleganti, ma ancora ben presenti, struttura, grande
equilibrio, lunghezza, e un intrigante caleidosco-
pio di profumi. Ne è passato di tempo da quando ai
corsi gli amici scherzosamente mi facevano notare
il fatto che provenissi da una regione che non esiste
e in cui c’era una DOC che fino ad allora non era
mai stata prodotta, il Pentro di Isernia, e che quin-
di ovviamente non esisteva neanche quella! Nel
frattempo anche il Pentro, prodotto unicamente
da Campi Valerio, a base di Montepulciano e Tin-
tilia, si è preso le sue rivincite arrivando anche al
massimo riconoscimento delle 4 viti nella guida
Vitae 2021 e 2023, ma questa è un’altra storia di cui
magari vi parlerò più avanti.
Per concludere, tornando all’ormai celebre tormen-
tone, grazie alla Tintilia abbiamo avuto conferme
sull’esistenza del Molise. Possiamo dunque affer-
mare che, come dissi all’amico produttore Claudio
Cipressi anni fa quando venne per la prima volta
nelle Marche a presentare i suoi vini da uve Tin-
tilia... “Il Molise esiste, ora ne abbiamo le prove!”
Claudio Cipressi con i nostri
sommelier durante la verticale
organizzata dalla Delegazione
AIS di Ascoli Piceno
Foto Kerem
Francesco d’Imperio
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