L’ANTICO VINO DEL “FALERIUM PICENUM”
FALERIO O FALERIO PECORINO?
La storia della DOC Falerio dei Colli Ascolani, è
stata racchiusa sia nella fama del vino raggiunta
in epoca romana, che nel nome, ispirato all’antica
città
“Faleria”
sorta lungo la Val Tenna, un tempo
identificata con il termine di
“Falerium Picenum”
oggi nota come Falerone.
Il disciplinare di produzione del Falerio nasce nel
1975, per volontà di alcuni produttori del Piceno,
quando già Verdicchio dei Castelli di Jesi e Bian-
chello del Metauro stavano muovendo i loro primi
passi. Con la lungimiranza che contraddistingue
ogni saggio viticoltore,
Domenico Savini
, fon-
datore dell’attuale Azienda Santa Liberata, ancor
prima della definizione dello stesso disciplinare,
agli inizi degli anni ‘60, avviò la produzione e
l’imbottigliamento del
“Bianco Faleria”
che po-
tremmo considerare oggi il “padre del Falerio”
vino a base di Trebbiano toscano, Malvasia e altre
uve a bacca bianca tra cui il Pagadebit antenato
dell’attuale Passerina.
Il “Bianco Faleria” di allora ottenne numerosi ri-
conoscimenti e nell’ambito del Gran Concorso di
Budapest (anno 1967) una Giuria Internazionale
conferì al vino piceno la “Medaglia di Bronzo”, fa-
cendolo conoscere oltre i confini nazionali.
Nonostante l’accertata qualità di alcuni piccole
realtà imprenditoriali, il Falerio di tutti i giorni
era considerato a quei tempi, vino “da prezzo” e di
medio livello qualitativo.
Nel disciplinare di produzione del Falerio il Treb-
biano Toscano era rappresentato in percentuale
variabile tra il 20 e il 50% accompagnato da Pas-
serina e Pecorino ciascuno in percentuali compre-
se tra il 10 e il 30%. In seguito allo sviluppo delle
nuove tecnologie di produzione e alle maggiori
competenze acquisite, con il passar del tempo, in
materia di lavorazione dei vini bianchi, nel Pice-
no in un primo momento, si puntò sulla valoriz-
zazione di vitigni a bacca bianca internazionali,
(chardonnay e sauvignon) ipotizzando un cambio
di rotta nell’apprezzamento dei bianchi locali sui
mercati internazionali e solo negli ultimi 20 anni
con l’avvento del “modaiolo monovitigno” si ap-
prodò alla modifica nel 1997 del disciplinare di
produzione della DOC Falerio dei Colli Ascolani
introducendo la sotto-denominazione “Falerio
Pecorino”. Fù così possibile in areali dapprima
esclusi dalla DOCG Offida Pecorino, produrre un
Pecorino che almeno fosse DOC, destinando le
migliori uve non più alla produzione dello storico
bianco locale, in cui il Trebbiano Toscano spadro-
neggiava offrendo interpretazioni di più difficile
comprensione, ma alla valorizzazione di un nuovo
bianco in cui il vitigno Pecorino avrebbe rappre-
sentato minimo l’85% dell’uvaggio e il Trebbiano
a discrezione del produttore poteva o meno essere
relegato nell’altro 15 % tra le altre generiche uve
ammesse, offrendo un vino dai caratteri comple-
tamente diversi, che avrebbe generato maggiori
soddisfazioni tra i consumatori.
In etichetta si può riportare la dicitura “Pecorino
DOC” e solo nella controetichetta rendere eviden-
za del fatto che si tratti in effetti di “Falerio Pe-
corino”, qui il pecorino esce fuori dai lacci della
DOCG e spazia libero verso rese più alte ed espres-
sioni diverse che ne fanno comunque un mono-
vitigno diverso dalla DOCG offidana e assoluta-
mente lontano dalle prime iniziali espressioni del
classico Falerio DOC.
Accadde così che, con la ricerca delle maggiori
estremizzazioni “tioliche” , delle più eleganti pro-
fumazioni e delle immediatezze olfattive, si conti-
nua a perdere un pò di storia e di “territorio” limi-
tando la visibilità del nostro Falerio delle Colline
Ascolane. Sarebbe auspicabile valorizzare la stori-
ca DOC, intervenendo sulla riduzione delle rese
previste dal disciplinare di produzione ed offrire
all’antico bianco una maturazione che il tempo
possa elevare verso espressioni nuove, ma al con-
tempo fedeli al progetto iniziale di un bianco che
come auspica
Rocco Vallorani
dell’Azienda Agri-
cola Vigneti Vallorani, possa esprimere la vera
ricchezza e complessità del comprensorio Piceno.
Simona Sestili
Sommelier
Uva Trebbiano Toscano
Uva Passerina
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Etichette storiche
Si rigraziano per la cortese
collaborazione e il contributo
storico i produttori
Savini Giorgio dell’Azienda
Agricola Santa Liberata e
Rocco Vallorani dell’Azienda
Agricola Vigneti Vallorani”