Qui troviamo tutti gli aspetti fondamentali del
Food Design, tra usabilità, capacità di conservazio-
ne e trasportabilità: questo frutto dall’involucro
totalmente compostabile, è, secondo Munari, un
“oggetto quasi perfetto” grazie alla “assoluta
coerenza tra forma, funzione, consumo”.
La progettazione dei prodotti alimentari è
una operazione che ha valenza a livello cul-
turale perché tocca aspetti come la ricerca,
l’innovazione, la funzionalità e anche l’economia
di scala: teniamo inoltre ben presente che, oltre alle
esigenze nutritive, il cibo è anche motivo di socia-
lizzazione e piacere.
Per il Food Design è fondamentale la conoscenza
approfondita della materia prima e della sua tra-
sformazione: proprio per questo grandi nomi della
cucina stanno lasciando il loro contributo alla pari
di tecnologi, chimici e progettisti.
Chef come Ferran Adrià, Davide Scabin e Niko
Romito, mettono insieme ricerca, innovazione
e altissima preparazione tecnica, per progetti
che fanno del rapporto tra contenuto e conteni-
tore, qualcosa che guarda al futuro con soluzioni
all’avanguardia. Non è un caso che Massimo Bot-
tura ci abbia presentato il suo Magnum di foie gras
e croccante, esempio calzante di come il design
proponga una soluzione dove forma e gusto inter-
pretano egregiamente la tradizione gastronomica.
Questo è un grandissimo esempio di ergonomia,
ma non dobbiamo dimenticare che la produzione
industriale ha portato sul mercato prodotti che
hanno rasentato la perfezione in fatto di adattabi-
lità al palato. Dal Toblerone alle Pringles, abbiamo
prodotti il cui successo è dovuto ad una attenta ri-
cerca tecnologica: grazie alla convergenza di più
aspetti, è stato raggiunto un risultato ottimale,
perché la forma, la porzione e il packaging sono in
perfetto equilibrio e consacrano questi alimenti,
facendoli diventare vere e proprie icone.
La sfida del Food Design è quella di andare in-
contro ai cambiamenti delle abitudini alimenta-
ri, perché la società consuma inmaniera sempre
diversa, tenendo conto anche delle mode e del
lifestyle
. Se il cibo è anche relazione, pensare ad
un consumo dinamico costringe i progettisti a
ragionare in primis sull’interazione e gli scam-
bi, tenendo sempre presente che la multisenso-
rialità va rispettata e garantita per ottenere i miglio-
ri risultati. L’attenzione alle porzioni individuali,
vera e propria esigenza legata ai cambiamenti della
società, mette il Food Design in condizioni di ri-
pensare e reinterpretare il rito del mangiare, anche
per un consumo di tipo informale come può essere
quello senza posate. I contenitori e gli utensili stan-
no subendo grosse trasformazioni, per soddisfare
una nuova concezione, spesso legata ad esigenze
di mangiare in piedi per motivi di convivialità: si
guarda pertanto alla funzionalità, ma anche alla
salvaguardia dell’ambiente, in modo che tutti i
materiali impiegati possano avere il minor impat-
to possibile. Rimane alta l’attenzione alla valenza
stilistica ed è per questo che nascono soluzioni che
mettono insieme le diverse funzionalità della for-
chetta e del cucchiaio, nell’esempio del Moscardino,
una celebre posata multiuso perfetta per servire un
aperitivo. È interessante vedere come di fronte alle
nuove sfide, ci siano oggetti che sono il simbolo del
Food Design: nel 1932 il futurista Fortunato Depe-
ro disegna la bottiglietta del Campari Soda, proget-
to pensato per una singola porzione. La creatività
qui è davvero esplosiva perché questa bottiglietta
è anche pensata per essere raffreddata facilmente:
con la sua forma a tronco di cono, Depero ha so-
stanzialmente capovolto un calice, ma ci sono an-
cora dettagli come il nome in rilievo sul vetro e il
colore del Campari, un tono di rosso che da solo si
impone come un marchio inconfondibile.
Il cibo è ormai diventato vera e propria fonte di
ispirazione per nuovi
concept
legati non solo alle
modalità di produzione, consumo e somministra-
zione: parlare di cibo oggi significa anche riferir-
si a nuovi valori e contenuti, in particolar modo
nell’ottica di temi attuali come la sostenibilità e la
biodiversità, nuove sfide per il Food Design.
Il packaging della
catena McDonald’s
Good Design,
Bruno Munari (1963)
Moscardino, 2000, Pandora
Design, Designer: Giulio
Iacchetti e Matteo Ragni
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