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Con Food Design oggi si intendono parecchie cose,
ma se andiamo alla radice del vero significato, ci
accorgiamo che questa terminologia è spesso usata
in maniera impropria. Design significa progetto e si
riferisce quindi a qualunque processo di progetta-
zione: quando utilizziamo questo termine associan-
dolo al cibo, dobbiamo fare le dovute precisazioni.
Con Food Design spaziamo dal design del cibo,
a quello per il cibo e anche ai luoghi del cibo. Un
grande errore è quello di includere l’impiattamento
nel Food Design: questa pratica non è esattamente
un progetto, come lo intendiamo nell’accezione
appena definita, ma è semplicemente una dimen-
sione estetica che non può essere annoverata come
progettazione. Un prodotto di Food Design viene
studiato in modo tale che apporti benefici all’uten-
te finale, questo include attenzione a diversi aspetti
della progettazione, come le norme di conservazio-
ne, il packaging, la multifunzionalità, la tecnologia
produttiva e l’ergonomia.
Questi aspetti sono decisamente fondamentali ed è
importante comprendere bene i vari settori che en-
trano in gioco. Per ergonomia si intende tutto ciò
che fa riferimento all’interazione dell’utente con
l’ambiente e se decliniamo questo concetto per il
cibo, capiamo subito che ci riferiamo all’ambiente
dove produciamo e consumiamo il cibo.
Progettare un ristorante rientra nel Food Design,
perché l’ambiente possa dare il massimo contribu-
to all’experience: il modo di consumare cibo cam-
bia in base al locale che ci ospita, ma non parliamo
solo del contenitore. Tutti gli aspetti dell’ambiente
sono fondamentali, dalle luci, all’impatto acustico,
alla comodità delle sedie e ovviamente all’organiz-
zazione degli spazi.
Con ergonomia ci riferiamo anche allo street food
e a tutti modi in cui ci viene proposta la consuma-
zione del cibo: l’usabilità è qualcosa di fondamen-
tale, basti pensare alle diverse soluzioni che ven-
gono proposte per mangiare in piedi, alla ricerca
del massimo del comfort, in tutte le occasioni come
fiere, aperitivi o eventi.
Il Food Design si concentra sui cinque sensi, non la-
scia nulla indietro, non lascia nulla al caso. Nel 1963
BrunoMunari guardò l’arancia con una prospettiva
diversa, quella del progettista e le sue considerazio-
ni sono diventate una pietra miliare: questo frutto è
l’esempio perfetto del packaging perché incarna la
soluzione ideale. Con la sua forma sferica, la durezza
della superficie, la morbida imbottitura, la confor-
mazione, l’arancia è un frutto semplice e funziona-
le, perché riusciamo ad aprirla senza dover leggere
delle istruzioni: la distribuzione degli spicchi è un
capolavoro, essi rappresentano porzioni bite-size.
DALLE ICONE ALL’INNOVAZIONE,
NEL SEGNO DELLA MULTISENSORIALITÀ
FOOD DESIGN
VIAGGIO NEL
Manuela Titta
Sommelier