Sommeliers Magazine Marche n. 22 - page 7

La diffusione nel mondo e le varietà
Il Cafè ad oggi è difuso in tutta la fascia fra i due
tropici e l’equatore. Il primato rimane al Brasile
con circa un terzo della produzione mondiale. Il
cafè in questo paese è entrato nel Settecento at-
traverso il Suriname. Forse meraviglia il fatto
che il Vietnam sia diventato il secondo
produttore rubando il posto alla Co-
lombia. hailandia e Indone-
sia con Giava, Sumatra,
Celebes, Papua Nuova
Guinea e Borneo sono fra
i maggiori produttori.
Anche la Cina meridiona-
le, le Filippine e l’Australia
ne sono interessate. Ci risul-
ta che addirittura le Hawaii e
parte della Polinesia produ-
cano rari ed eccellenti cafè.
L’Africa, patria natia, divide la
produzione di arabiche e robuste fra Etiopia, Ma-
dagascar, Kenia, Uganda, Congo e tutta la fascia
atlantica centro occidentale.
Il nuovo continente si propone con pregiate produ-
zioni arabiche nelle isole caraibiche e tutta l’ameri-
ca centrale dal Messico a Panama.
Fra le migliori piantagioni panamericane si an-
noverano le messicane di varietà Altura, Coate-
pec e Plumma; le giamaicane di Blue mountain,
Hig mauntain, Prima washed, Jamaica mauntain
choice; le costaricane con le varietà San Marcos de
Terrazzu, Tres rios, Heredia e Alayuela; l’ottima
Arabica guatemalense denominata SHB; la salva-
doregna con il Maragogype; la rarissima ed eccel-
lente Arabica portoricana Yanco Selecto. Le su det-
te sono tutte varietà Arabica denominate dolci.
Il continente sud americano vede protagonisti il
Brasile con le pregiate coltivazioni di Bourbon
Santos, Rio e Paranà.
La Colombia, terza produttrice al mondo con pre-
valenti varietà di dolci e ottime Arabiche, ma le
zone di interesse si estendono anche apprezzabil-
mente a Venezuela, Guiana inglese e francese, Su-
riname, Equador, Perù e Bolivia.
Un anedotto divertente
Dopo una mia lezione di qualche anno fa nel
pesarese, simpatici allievi mi invitarono a gu-
stare una Moretta in un antico cafè davanti al
porto di Fano. Uno di questi mi disse: “Mae-
stro, sa perché questa bevanda a base di cafè si
chiama Moretta?” Risposi, “forse sì, ma... dim-
mi tu!” “Beh, si chiama così perché la vecchia
proprietaria che l’ha inventata era da giovane
una bella signora mora”. “Davvero?” Risposi.
E allora mi sentii in dovere di spiegare al gio-
vanotto la diferenza fra una barzelletta e la ve-
rità. La “Moretta” di Fano come il “Turchetto”
di Ancona o il “Carzolà” di Porto Civitanova,
bevande a base di cafè poco zuccherato, mol-
to caldo e aggiunta di brandy o rhum o mi-
strà e scorzetta di limone è la combinazione
di incontri avvenuti nei secoli che furono fra
le marinerie della costa marchigiana e le vele
nere. I turchi fecero infatti conoscere ai nostri
marinai sia il cafè che il rhum, quest’ultimo
prodotto nei paesi arabi del Nord Africa prima
ancora che in Centro e Sud America.
Una delle prime cose che Colombo portò in-
fatti nel Nuovo Continente dalle Isole Canarie
fu proprio la canna da zucchero e successiva-
mente nel Settecento arrivò il cafè in Marti-
nica ad opera dei francesi e poi ancora in Sud
America con gli olandesi. Ora, i turchi di al-
lora saranno stati anche cattivelli ma si erano
anche amicati molti nostri pescatori e a questi
insegnarono a miscelare le due bevande.
Consumo di caffè (kg pro capite per anno)
>9
2-4
6-9
1-2
4-6
nessun
dato
IL CONSUMO
DI CAFFÈ
NEL MONDO
7
1,2,3,4,5,6 8,9,10,11,12,13,14,15,16,17,...79
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