Sommeliers Magazine Marche n. 22 - page 14

Aromatic Bitter
Per quanto possa sembrare strano, anche se oggi
meno conosciuti, i bitter aromatici nacquero prima
di tanti elisir e bitter in bottiglia.
Il più conosciuto rimane sicuramente l’Angostura,
ideato nel 1824, in Venezuela da un medico tedesco
J.G.B. Siegert, allora chirurgo nell’armata di libe-
razione del generale Simon Bolivar. Egli sviluppò
la sua ricetta nella città di Angostura, poi Ciudad
Bolivar, posta sulle rive dell’Orinoco. Siegert creò
questo elisir, utilizzando spezie ed erbe disponibili
in loco, per curare stomaci debilitati e i disordini
digestivi che a quei tempi aliggevano i soldati; il
bitter fu messo in vendita per la prima volta nel
1830 e divenne talmente popolare che il dottor Sie-
gert fondò anche un’azienda per produrlo. Dopo la
sua morte, l’azienda e la ricetta segreta passarono
in eredità ai igli, Carlos e Alfredo, che nel 1875,
trasferirono la società a Trinidad.
La piccola bottiglia da 230 ml del bitter Angostura,
si trova nei bar, nei ristoranti e nelle case; pur aven-
do un ruolo importante in centinaia di cocktail,
tuttavia non è mai riuscito a sfondare come aperiti-
vo liscio o come ingrediente principale di un drink.
Il suo uso medicinale divenne famoso nella Royal
Navy, ogni marinaio aveva a disposizione la propria
dose giornaliera di Plimouth gin, la quale associata
ad angostura bitter, diede origine al Pink Gin.
Contemporaneamente ad angostura, un altro bit-
ter storico veniva creato nel 1838, da un farmacista
di origine creola, della colonia francese di Haiti,
stabilitosi a New Orleans, Antoine Amedie Pey-
chaud, che creò il Peychaud’s bitter; come ango-
stura, a base di genziana, con un corpo più leggero
e un aroma più loreale. Peychaud serviva brandy o
toddies aromatizzati con il suo bitter.
Dal 1850 il primo degli american drinks, il Sa-
zerac, creato proprio a New Orleans, aveva come
componente essenziale il Peychaud’s bitter, misce-
lato con brandy francese, e gocce di assenzio; nel
1873 la ricetta fu modiicata, sostituendo il brandy
con rye whiskey americano.
L’utilizzo dei bitter aromatici concentrati in piccole
bottiglie, rimane uno degli aspetti più interessanti
del mondo del bar. Esso è in efetti legato ad una
scuola di miscelazione di stampo americano; è
emblematico lo slogan della Fee Brothers, “Dont’
squeeze, use Fee”. L’uso quindi del bitter aroma-
tico, non più solo come ingrediente di alcuni coc-
ktail, ma per valorizzare i profumi del drink in
supericie al posto delle scorzette, che si tratti di
twist o squeeze. Quindi bitter a base di genziana
con spezie e lemon peel, peach bitter, orange bitter,
mint bitter, cherry bitter, lemon bitter, bitter alla
fava di cacao, bitter di origine creola speziati con
cannella e chiodi di garofano, bitter
al sedano, bitter al rabarbaro o old
fashion bitter invecchiato in whi-
skey barrel.
Dopo anni di totale assenza, grazie
alla qualità delle scelte della Velier
di Genova, sono disponibili sul
mercato italiano i bitter aromati-
ci; l’azienda genovese ha dap-
prima importato due tipologie
di bitter, quella americana del-
la Fee Brothers e quella tedesca
della Bitter Truth; oggi è rima-
sta la seconda, con una vasta
gamma di prodotti di ottima
qualità. Ovviamente con gli
aromatic bitter, non si intende
stravolgere i classici, ma creare
delle sfumature da un punto di
vista organolettico uniche e in-
dimenticabili.
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