le loro virtù anche i vitigni Passerina, Biancame,
Ribona, Lacrima di Morro d’Alba e Montepulcia-
no, per sottolineare la prima DOCG delle Marche,
l’unica e irripetibile Vernaccia di Serrapetrona.
Scoperta quindi l’antica vocazione, la regione si
scatena in una frenetica competizione e ad oggi si
può dire che non esista cantina che si rispetti che
non produca le proprie nobili bollicine. La qua-
lità è ad altissimi livelli e non per caso in diver-
se competizioni bendate internazionali alcuni di
questi hanno fatto tremare prestigiose maison del-
la Champagne e annullato i Cavas spagnoli.
Delicate e fini le fragranze frutto floreali della Pas-
serina spumante che lasciano il passo agli intensi
profumi di frutti di bosco della Vernaccia di Serra-
petrona: finezza e intensità gustativa ne conferma-
no le qualità tipologiche.
Il Verdicchio, sia di Matelica che sopratutto dei
Castelli di Jesi Classico, impera con la sua gran-
de struttura. Bollicine minute, intense e persisten-
ti, frutta a polpa bianca e florealità incorniciate da
suadente mineralità che si pronuncia anche al gu-
sto in un finale di grande finezza e armonia. Se il
Franciacorta è il Principe dei Metodi Classici ita-
liani il Verdicchio spumante può arrogare indub-
biamente il titolo di Granduca.
Entusiasmanti sorprese abbiamo ricevuto dalla La-
crima di Morro d’Alba con taglio spesso di sangio-
vese spumantizzata in rosa con il metodo del salas-
so; una eleganza straordinaria soprattutto al naso e
decisamente convincente al palato. Anche il Mon-
tepulciano del Conero ha mostrato i suoi musco-
li con interessanti eclettici rosati che hanno rivolu-
zionato gli abbinamenti con la cucina di mare del-
la riviera e con tutti i primi piatti salsati di rosso e
le grasse carni di maiale e ovine. Il Ribona ha fatto
capolino da poco in veste di spumante ma le ultime
esperienze ci hanno dimostrato un notevole carat-
tere con promessa di indubbi futuri successi e ci
riuscirà sicuramente vista la parentela genetica
con il nobile verdicchio. Il vitigno Biancame o
Bianchello spumantizzato è stato un’ulterio-
re sorpresa e si esprime con bella freschezza
e grande versatilità negli abbinamenti non che
eccellente in qualità di aperitivo.
C’è un altro grande autoctono che sarei curioso ve-
der spumantizzare, sicuro possa dar vita ad un’ot-
timo Metodo Classico ed ancor più a un Martinot-
ti ed è il recente riesumato incrocio Bruni 54 che
tantissimi successi ha riscosso nell’ultimo lustro
con vinificazione tradizionale.
Ma... come mai tutti questi vitigni riescono ad
esprimersi in modo così ottimale anche nella bolli-
cine? È un caso di virtuosismo collettivo oppure, e
qui ci fermiamo a riflettere, è pura sinergia fra le in-
teressanti componenti geologiche dei territori mar-
chigiani coniugate ai loro micro climi, visto che si
tratta della seconda regione più collinare d’Italia;
insomma, un criterio di
lieu dit
come direbbero i
francesi a far si che tali miracoli si compino?
Anche i vitigni internazionali come lo Chardon-
nay e il Sauvignon sono a volte coinvolti nella pro-
duzione spumantistica marchigiana, sia in purez-
za che nei tagli. Negli spumanti Metodo Classico
marchigiani le
cuvée
non sono frequenti: si prefe-
risce l’uso di singoli e specifici vigneti di proprietà
e magari quel singolo vigneto e senza aggiunta di
vecchi vini e come nel metodo Scacchi o ancestrale
si evita a volte la
liqueur de tirage
utilizzando sol-
tanto gli zuccheri degli stessi vini e i propri lievi-
ti naturali come il cerevisiae. La
liqueur d’expedi-
tion
fa invece parte della filosofia di ogni singolo
produttore e indirizzata sopratutto nella scelta del
Brut o del Brut nature.
È attraverso la nostra guida “Le Marche nel bic-
chiere” che ci siamo accorti e convinti di tanta po-
tenzialità. Ben 81 sono le etichette di ogni tipologia
testate nel 2013 dalla nostra infaticabile Commis-
sione di Degustazione e diverse altre sono manca-
te all’appello. Onestamente non sappiamo quante
altre regioni possano vantarne un contenitore co-
sì ampio. Siamo certi pertanto che anche in fatto di
bollicine, che siano Metodo Classico o Martinotti,
le Marche si posizioni ai primissimi posti naziona-
li, sia nei numeri che nella qualità.
È ovvio che noi amiamo puntare su quest’ultima e
non nei numeri, ma anche questi sono importan-
ti quando si tratta di numerare in toto le etichette
prodotte e non i quantitativi individuali.
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