È anche ovvio che la somma di ogniuna di que-
ste porti alla quantità che sicuramente non fa ma-
le alle casse della regione e nel complesso a quelle
nazionali. I mercati più ricettivi sembrano essere
infatti quelli stranieri e quando il denaro entra da
fuori porta significa far spendere di meno agli ita-
liani e guadagnare con i soldi degli altri.
Non dobbiamo dimenticare che il vino non è solo
poesia e... i poeti sono tutti morti poveri, ma è an-
che grandi investimenti che devono portare il giu-
sto ritorno economico.
Nel ricordare poi che esistono in Champagne cir-
ca cinquemila produttori fra negoziant, cooperati-
ve e recoltant e che la produzione totale si attesta a
360 milioni di bottiglie, soltanto meno di un terzo
di questi, tra
Grand
e
Premieur Cru
sono considera-
ti top di gamma e quindi di ottima qualità. Gli altri
si dividono in prodotti accettabili e molti di qualità
scadente, soprattutto con le
Marque Ausiliairee
ven-
dute nella grande distribuzione a prezzi spesso infe-
riori ai 9 euro. Tra l’altro è ormai da tempo che que-
sti vini sono entrati in grande crisi, facendosi frega-
re i mercati già da una sola denominazione ancora si
inebria del fascino del nome Champagne.
Decine e decine di Franciacorta, di Trentini, di Ol-
tre Po pavese e degli spumanti delle Marche, per
non aggiungere i tanti altri ottimi interregionali
fanno scempio non solo e ovviamente delle quali-
tà più basse ma spesso delle etichette più blasonate
di Francia. In breve, mascherato sotto questo nome
altisonante c’è di tutto e comunque sappiamo bene
che i francesi hanno sempre saputo vendersi usan-
do specchietti per le allodole. Nel caso dei
Crémant
poi, escludendone alcuni buoni della Borgogna e
della Loira e qualche raro
Blanquette de Limoux
, il
resto fa proprio piangere.
Il successo dei nostri spumanti lo si nota proprio
dalla grande penetrazione nei mercati internazio-
nali e delle richieste sempre più nutrite ed è un vero
peccato che la crisi, soprattutto politica, rallenti il
processo. L’Italia che “fermenta” si attesta quindi al
vertice della piramide mondiale e le Marche ne so-
no fra le protagoniste più importanti. Ci perdonino
anche gli spagnoli ma... i Cavas poi ci fanno proprio
un baffo e il resto del mondo può farci solo ridere.
Diamo ancora un po’ di tempo al tempo.
GLI ABBINAMENTI
La versatilità è grande.
I Martinotti da Passerina, Pecorino, Ribona, Bian-
chello celebrano le nozze con gli antipasti di mare
a base di molluschi bivalve, cefalopodi e crostacei
e a questi sono fredifraghi con i risotti di pesce in
salse bianche, i caci pecorini e vaccini freschi.
La gamma dei rosati soprattutto da Lacrima di
Morro D’Alba, Montepulciano, Vernaccia nera,
Sangiovese e Pinot nero si spingono oltre e si ce-
lebrano con freschi salumi come la soppressa ed
il ciauscolo, strizzando l’occhio alle paste in salse
rosse come l’amatriciana, i calcioni, i vincisgrassi,
paccheri e spaghetti allo scoglio non che zuppe di
pesce e guazzetti.
Quelli da Verdicchio sono decisamente poligami,
estendendo la loro attenzione alle stesse entrée di
mare, alle paste in salse bianche ed ai pesci bolliti
con maionese. I Metodi classici di questi, ivi inclusi
da vitigni iternazionali come lo Chardonnay, ama-
no la grande cucina, sia tradizionale che moderna,
composte da primi piatti importanti in salse bian-
che come la gricia, la classica carbonara e splendi-
di su quella di mare realizzata con pesce spada sof-
fritto a mo di guanciale. Eccelsi ancora sui risotti
sfumandoli anche in cottura, sui formaggi stagio-
nati come il fossa, sulle carni bianche e sui pesci
grassi quale il salmone sopratutto affumicato e sui
grandi pesci a carne bianca come i rombi chiodati
e le spigole selvagge.
E come si suol dire: per una botta di vita, ostriche
al naturale e grande caviale prevalentemente ita-
liano come il Calvisius di Calvisano, adagiato su
crostini di pane imburrati. La Vernaccia di Serra-
petrona secca merita approcci sulle paste fresche
raguttate, cappelletti in brodo di cappone, bolliti
e stufati e la più dolce passita con crostate di frolla
alla frutta rossa e magari con su adagiate scaglie di
buon cioccolato fondente amaro. Fantasia e gusto
personale vi guideranno oltre questi abbinamenti
e... aperitivi
tout court
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