«“Questo è l’odore della neve … l’odore del bianco”
mi sussurrava il barista osservandomi con occhio
languido e guardando fisso la scollatura del mio
abito giallo squillante, un po’ fuori tempo forse, vi-
sto il freddo polare. Gli risposi, sorridendo, che ave-
vo gradito il suo caffé e uscii».
Probabilmente molti leggendo hanno pensato che
il bianco non può avere odore, ma chiediamoci:
il giallo può suonare ed essere quindi squillante?
Perché una sensazione sonora associata ad un co-
lore o un colore associato ad un odore ci sembra-
no plausibili? Percezioni visive, acustiche, gustati-
ve, olfattive e tattili possono intrecciarsi tra loro?
Può cambiare la nostra prospettiva di percezione
rivolta ad un canale unico trasformandosi in mo-
dalità plurisensoriale?
La risposta è che molte sorgenti sensoriali riesco-
no a stimolare vari livelli di senso regalandoci un
processo percettivo che, di fatto, possiede più di
una dimensione. In letteratura questa cosa è no-
ta, e alcuni brani che fanno uso di questo guazza-
buglio sensoriale sono celeberrimi e straordinaria-
mente evocativi. Si tratta di quello che viene chia-
mato da letterati, scienziati, filosofi e sensorialisti
“Sinestesia” e il primo a parlarne fu probabilmen-
te Aristotele.
La sinestesia è come un abbraccio sensuale (cioè
dei sensi tra i sensi), una contaminazione emotiva
che i greci chiamavano syn-aisthesis, ad indicare la
presenza di una percezione simultanea, la capaci-
tà di lasciarsi toccare da più esperienze sensoriali;
è un accostamento di termini che appartengono a
sfere sensoriali differenti.
Locuzioni del genere “suono nero” o “profumo lu-
minoso” non costituiscono solo l’oggetto di studi
letterari. La sinestesia o multi-sensorialità interes-
sa da millenni gli studiosi dell’ambito percettivo.
La filosofia ha ripreso la riflessione sui fenomeni
delle interconnessioni tra i sensi in epoca moder-
na, nel XVII e nel XVIII secolo, nel quadro gene-
rale delle teorie sulla conoscenza e sulla percezio-
ne, a partire da Locke, Spinoza, Leibniz, Berkley,
Diderot, fino ad arrivare a Merleau-Ponty. È come
se di fronte alla debordante ricchezza della realtà,
e all’incapacità di afferrarla e di dirla in un mo-
do solo, un’unica sensazione o un unico linguag-
gio non bastassero.
Oggi non sono soltanto i filosofi a studiare questi
meccanismi; psicologi, neurologi e scienziati ricer-
cano in questo campo. I cinque sensi canonici -ai
quali sempre facciamo riferimento- sono cresciu-
ti di numero, sono diventati addirittura undici in
qualche autorevole testo, e la multisensorialità è
diventata ormai pervasiva.
Un approccio nuovo e non più tradizionale a que-
sto mondo stimolante ci aiuta a comprendere me-
glio varie sfaccettature di degustazioni, scritte o
dette, che quotidianamente ci sollecitano nel lavo-
ro del sommelier. Una mente multisensoriale, an-
che dal punto vista evoluzionistico, è senza dubbio
vantaggiosa: ci permette di interagire con il mon-
do anche nel caso in cui si dovesse perdere la capa-
cità percettiva su un canale e di avere dati più ro-
busti e affidabili quando a codificare sono più si-
stemi e non soltanto uno.
La sinestesia è in alcuni soggetti talmente avanzata
da essere studiata quasi come una patologia. Non
sono rarissimi i casi di individui, ad esempio, per i
quali il suono di una nota musicale viene percepito
come colorato, o gustoso.
Il campo di studio è vastissimo ed è di competen-
za dei neuroscienziati e dei ricercatori in genere. In
queste due pagine si vuole prendere in esame sol-
tanto ciò che è riferito al vino, o meglio, alle descri-
zioni del vino.
Come possono i sommelier esprimere questa mo-
dalità in degustazione? Quali sono i passaggi sa-
lienti che ci inducono a pensare che ci si trova di-
nanzi ad un’azione di tipo sinestetico? Come la de-
scrizione di un vino può essere definita multisen-
soriale? Alcuni dati ci sembrano acquisiti e spon-
tanei ma riflettere su un descrittore olfattivo che
recita “fiori bianchi” o “frutta rossa”, e chiedersi il
significato intrinseco di ciò che si esprime, vuol di-
re entrare nel mondo sinestetico.
Prendiamo ad esempio il primo descrittore sopra
menzionato: i fiori bianchi, spesso utilizzato nella
fase olfattiva dei vini bianchi freschi.
SINESTESIA
L’INCIDENZA DEI COLORI
Manuela Cornelii
Arianna Fermani
Ho conosciuto la legge
che lega il colore verde,
la quinta musicale e il calore.
Gustavo Adolfo Rol
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