Con vero piacere accolgo l’invito di AIS Marche di rac-
contare il Barolo. Non potrò certo attraverso questo
articolo argomentare su tutto, ma lo scopo principale è
quello di suscitare in te, amico lettore il desiderio di vi-
sitare i luoghi dove il grande rosso piemontese nasce. In
effetti quando parliamo di Barolo, parliamo di un grande
vitigno e di uno specifico territorio, talmente definito da
considerare i singoli vigneti Grandi Vigne con una loro
specifica identità.
La legge identifica queste vigne con il nome di Menzio-
ni Geografiche Aggiuntive (MGA), che sono parte in-
tegrante del disciplinare di produzione modificato il 30
settembre 2010. Si tratta di un riconoscimento ufficiale
a una prassi che già da tempo caratterizzava le etichet-
te di vino Barolo, ovvero la citazione del vigneto. Vorrei
quindi accompagnarti per mano tra i villaggi e queste
storiche vigne per respirare la storia del Barolo.
Cenni storici
Il Nebbiolo è il vitigno più nobile del Piemonte, nei se-
coli esso ha preso possesso dei pendii con le esposizioni
migliori, dove, grazie a una favorevole combinazione di
clima, terra, storia produce vini di nobile lignaggio, dai
profumi ricercati e fini, caratterizzati da una forte perso-
nalità. Nel 1787, durante un suo viaggio in Nord Italia,
il futuro presidente degli Stati Uniti Thomas Jefferson,
assaggiò un vino rosso da uve nebbiolo all’Hotel d’An-
gleterre di Torino definendolo: “Quasi amabile come il
morbido Madeira, secco al palato come il Bourdeaux e
vivace come lo Champagne”. Curiosa e insolita descri-
zione se confrontata con le caratteristiche dell’odierno
Barolo. Si può considerare figlio del periodo risorgimen-
tale, in effetti è verso la metà dell’800 che iniziano i fer-
menti che porteranno a definirne l’identità che ancora
oggi lo caratterizza.
Il castello di Barolo
Mauro Carosso, responsabile
nazionale didattica AIS
ANCHE IL PRESIDENTE JEFFERSON
TRA I SUOI ESTIMATORI
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