Sommeliers Marche Magazine 53 - page 32

Alla soglia del terzo millennio, siamo costret-
te, nostro malgrado ad ascoltare la segnalazione
espressa dalla giornalista Veronica Gentili su “Stri-
scia la notizia”, i cui contenuti hanno ispirato e resa
necessaria questa nostra divagazione sentimentale
sul vitigno Passerina.
Donna di cultura e comunicatrice la Gentili pale-
sa pubblico sconcerto, dimostrando apertamente
una forte indignazione dovuta al fatto che alcuni
ristoratori, si sono permessi di servire a tavola un
vino, il quale, denominandosi “Passerina” sia stato
d’insulto all’intero universo femminile. Qualora
sia poco probabile che anch’io appartenga a pieno
titolo a quell’universo che la stessa giornalista ipo-
tizza di rappresentare, mi sono sentita leggermente
preoccupata in quanto dopo anni di comunicazio-
ne effettuati da addetti alla ristorazione, somme-
lier, produttori e dalla nostra stessa Associazione,
sulla storia di vini e vitigni, cioè su prodotti che
amiamo associare esclusivamente al territorio di
provenienza, una giornalista e per giunta anche
donna, magicamente si ritenga mortificata per la
sconvolgente similitudine.
Il “Passerina” che secondo il criticabile parere
dovrebbe evocare altri significati, è stato oggetto
di strumentalizzazione durante la trasmissione
stessa, che ha voluto così ridicolizzare non solo il
prodotto e il lavoro dei produttori, ma anche gli
stessi ristoratori intervistati i quali hanno dovuto
chiedere scusa alla signorina in questione per le
offese arrecate. Coinvolgendo nella mortificazione
l’intero universo femminile, la Gentili inoltre ci ha
fatto apparire ancora fragilmente soggette ad in-
dignazioni surreali che magari potremmo essere
disposte ad accogliere con il sorriso, la semplicità e
la leggerezza che esse stesse racchiudono. Alla luce
di questo tipo di comunicazione, che resta la cosa
forse maggiormente deludente tra tutte, si rende
necessario chiarire l’origine del tanto discutibile
nome che il vitigno “Passerina” si porta dietro.
Ricordiamo che la fatidica “Passerina” altro non
è che un vitigno, ampiamente diffuso nel Cen-
tro Italia, areale a cui cerchiamo di far risalire
la sua origine e che rientra a pieno titolo nella
caratterizzazione di diverse DOC e DOCG di
Marche e Abruzzo nonchè in numerose IGT di
Lazio e Umbria.
La prima considerazione da fare sulla superfi-
ciale forzatura è legata al fatto che il nome stesso
non è propriamente femminile, in quanto essen-
do un vitigno dovremmo identificarlo piuttosto
come “il Passerina” e non “la Passerina”, inoltre
ancor più sconcertante è il fatto che mantenga la
sua identità maschile anche nel trasformarsi in vi-
no. A questa prima deludente affermazione che lo
affrancherebbe di fatto da ulteriori equivoci, se ne
aggiunge una seconda, infatti deve il curioso
nome, all’appetibile dolcezza dei suoi acini ten-
denzialmente piccoli che avrebbero attirato da
sempre l’attenzione dei passeri marchigiani e non.
La confusione sull’identità e sulle sinonimie del
Passerina sono state sempre molteplici in quanto è
stato molto spesso confuso con altri vitigni primo
tra tutti il Trebbiano, in questo caso gli fu affibbia-
to il nome più generoso di “Pagadebit”, grazie alla
sua capacità di far fare cassa ai contadini con ven-
demmie molto abbondanti. Altri termini con cui il
Passerina viene riconosciuto sono anche “Corin-
to”, “Minutella” ed “Uvetta” tutti nomi che alludo-
no in modo evidente al fatto che l’acino è piutto-
sto piccolo. Nel vicino Abruzzo è stato da sempre
confuso con il Trebbiano Toscano o riconosciuto
erroneamente come “Svagarina”, “Sbagania” o con
i nomi più rispondenti di “Campolese”, “Caccia-
debit”, “Caccione”. Ora ritenendo possibile che lo
stesso vitigno possa assumere localmente nomi
diversi, dobbiamo prendere atto che tra tutti quelli
descritti, l’unico che attualmente identifica il vi-
no come “Passerina”, volenti o nolenti non solo è
quello più apprezzabile a livello universale, offren-
done immediata comprensione, ma è anche quello
che foneticamente rispetto ai sopracitati riflette la
suadente gentilezza del prodotto stesso.
Vorremmo quindi che fosse comunicato e apprez-
zato da chi si avvicinasse alla degustazione delle
sue innumerevoli espressioni territoriali dedican-
dogli l’importanza che merita, in quanto sempre
pronto a regalarci esperienze sensoriali diversifica-
te a seconda della tecnica enologica scelta. Questo
vitigno trasformato in vino ha infatti la capacità
di rendersi piacevole sia nella versione “spumante”
esaltatrice di freschezza e profumi, che nella sug-
gestiva emozionante espressione “passito”, inol-
tre non taceremo per onor di cronaca il fatto che
tradizionalmente, in alcuni areali dell’ascolano, è
stato da sempre utilizzato nell’ottenimento di vino
cotto, rientrando a pieno titolo a far parte della no-
stra cultura e delle nostre tradizioni più profonde.
Oggi il Passerina è oggetto di grandi attenzioni
e gli è stato riconosciuto la DOCG nelle Marche,
Offida Passerina DOCG, DOC Falerio dei Colli
Ascolani e in Abruzzo abbiamo la DOC Contro-
guerra Passerina.
OPPURE “IL PASSERINA”: VITIGNO
PASSERE & PASSERINE...
Simona Sestili
Sommelier
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