Sommeliers Marche Magazine 53 - page 25

Alloppa, Galloppa, Gaglioppa, Rana, Grana o Bal-
samina: lo chiamavano in tanti modi il Gallioppo.
Lo conoscevano gli umbri e gli abruzzesi. Lo co-
noscevamo anche noi marchigiani. A sentir Bru-
ni, l’ampelografo, pare fosse di qui: “Vitigno che
sembra d’origine marchigiana, molto diffuso nelle
vecchie piantagioni, specie nelle province di Ascoli
e un po’ meno in quella di Macerata”, si legge nel
suo dattiloscritto non pubblicato. Erano gli anni
‘60, ma già da prima se ne parlava. Lo citano, infat-
ti, in un periodico, “L’amico dell’agricoltore”, nel
numero del 10 marzo 1915 conservato negli archivi
del Comune di Cossignano. Dopodiché, all’angolo.
«La viticoltura delle Marche ha vissuto profonde
modifiche negli anni ‘70, quando, la sua base am-
pelografica, è andata via via riducendosi durante
la fase di rinnovamento dei vigneti, i quali si sono
adeguati alle mutate condizioni sociali e tecnologi-
che» spiega Settimio Virgili, ampelografo marchi-
giano, funzionario ASSAM, ora in pensione.
Nel tempo, dunque, le superfici vitate a Gallioppo
vanno progressivamente diminuendo, fino a scom-
parire. «Il Gallioppo delle Marche, vitigno locale
minore, raro, impiegato per arricchire gli uvaggi,
agli inizi degli anni ‘90 era da ritenersi sicuramen-
te in via d’estinzione. Risultava ancora presente
in esemplari sparsi, come alberate e viti maritate
all’acero» spiega Virgili, rilevando, tra le altre co-
se, la presenza storica del vitigno nel territorio di
medio-bassa collina del Piceno, oggi facente parte
del comprensorio della provincia di Fermo.
Quel che scompare è da preservare. Così, anche per
il Gallioppo, dotato di potenzialità produttive ed
enologiche, scatta l’azione di recupero. «Azione –
racconta Virgili – che ha avuto un seguito in quan-
to è stato possibile individuare delle viti storiche,
in esemplari singoli, allevate in alberate. La prima,
che ci venne segnalata, fu a Servigliano, in località
Curetta. Ci recammo sul posto. Era Gallioppo: co-
sa non scontata, considerando anche la somiglian-
za col Sangiovese». Con tale denominazione, inol-
tre, viene inserito nel Repertorio Regionale della
Biodiversità Agraria. A un certo punto, le indagini
di carattere storico, ampelografico e biomolecolare
condotte dall’ASSAM, unitamente all’Università
Politecnica delle Marche, rivelano un particolare:
il Gallioppo delle Marche presenta corrispondenze
genetiche con il toscano Sanvicetro. C’è di più: «Re-
centi ricerche sviluppate dal CREA di Conegliano
mediante analisi del DNA su diversi materiali pro-
venienti dalle Marche, poi confrontati nei database
di profili genetici disponibili, hanno accertato la
corrispondenza tra il Gallioppo e un altro vitigno
ancora: la Maiolica». Maiolica e Sanvicetro, iscritti
distintamente per errore nel Catalogo Nazionale
delle Varietà di Vite, e il Gallioppo sarebbero, dun-
que, una cosa sola. «A livello regionale, per quanto
concerne l’autorizzazione alla coltivazione, nessun
problema, in quanto il vitigno Gallioppo, con tale
denominazione, è autorizzato da tempo alla stes-
sa, sulla base di dati tecnici e storici disponibili
all’epoca» rassicura Virgili, che sottolinea, infine,
come il “Gaglioppo” descritto in Ampelografia Uf-
ficiale, diffuso in Calabria, sia tutt’altra cosa.
Nelle Marche, chi coltiva Gallioppo, è un signore
tedesco, di Monaco. Si chiama Helmut Kinder-
mann. Lui e sua moglie Sylvia cercavano una casa
dove trascorrere le vacanze, ma di Monte Rinaldo
(FM) finisce che si innamorano e dal 2007 ci met-
tono le radici. Mai avevano fatto vino prima.
Aiutati da Bruno, il vicino, cominciano e, pian pia-
no, con a mente i precetti di Steiner sulla biodina-
mica, accelerano. Si mettono alla ricerca di vecchie
varietà, Bruno scava nella memoria e viene fuori
il Gallioppo. «C’era una pianta, vecchia 150 anni,
a Monsampietro Morico, nell’appezzamento di un
suo amico. Abbiamo chiamato l’ASSAM, questa ha
appurato che fosse realmente lui, ha riprodotto 500
viti, ce le ha date e le abbiamo impiantate».
Ebbene, la “Cantina dei Monti” oggi vanta mezz’et-
taro di Gallioppo marchigiano. Un vitigno, come
testimonia Helmut, a maturazione precoce, per il
quale occorre anche armarsi di pazienza, tanto è
sensibile alle malattie: altra ragione del suo abban-
dono fu, difatti, la scarsa resistenza all’oidio. Lo vi-
nificano e con il Merlot e in purezza; quest’ultimo
è il “Dante”. «In onore del Sommo Poeta?» chiedo.
Helmut sorride: «In onore del papà di Bruno, dive-
nuto nostro grande amico quando arrivammo in
Italia, che da dieci anni ci ha lasciato».
L’ULTIMO SUPERSTITE
GALLIOPPO
Vigne della “Cantina dei
Monti”, Monte Rinaldo (FM)
Helmut e Sylvia
Kindermann, proprietari
della “Cantina dei Monti”
Uva Gallioppo
Foto: Settimio Virgili
Benedetta Luciani
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