Una mia particolare preferenza va per quelle del-
le isole Shetland, site nell’estremo nord scozzese
come Scapa e Highland Park. La parola whisky o
whiskey è la derivazione inglese del termine gaeli-
co scozzese
uisge
, o del gaelico irlandese
uisce
che
significano acqua di vita, ma che avrebbero addi-
rittura origini romane, ben che questi non cono-
scessero ancora l’alambicco, introdotto in Spagna
molto più tardi dagli arabi. Comunque anche gli
Irlandesi hanno avuto buona parte alla nascita del
distillato con denominazione Wiskey, come del
resto poi la stessa denominazione acquisita dagli
americani, visto il copyright messo dagli scozzesi.
I canadesi però, sottomessi alla corona britannica,
hanno potuto utilizzare la stessa denominazione
scozzese e quindi Canadian Whisky.
Per gli statunitensi poi si diversificano i Bourbon
del Kentuky, distillati al 51% minimo dal mais, dai
Rye del Tennesee che sono distillati almeno dal 51%
di segale e altri cereali. I Whiskyes americani sono
generalmente ottenuti con distillazione continua da
alambicchi Coffey, mentre gli scozzesi usano il me-
todo discontinuo con alambicchi Pot still.
Confusione invece, con una legislazione troppo
permissiva, per i Canadian Whiskies, prodotti con
diversi cereali ma anche con piccole percentuali di
segale e dove addirittura è permesso l’aggiunta mi-
nima di vini di Porto o Sherry. Un capitolo a parte
ci vorrebbe ancora per i tanti blended giapponesi
come Suntory Hibiki, Nikka, Yamazaki, Hakashi,
SuntoryThe Cita, The Hakushu per lo meno questi
tra i migliori che gustai a Tokio.
Ritorniamo ai nostri molto più apprezzabili
Scotch. A livello popolare i più diffusi in Scozia
l’Wisky (è così che si scrive e si pronuncia, con la L
apostrofata e non è un errore) sono i blended 100
Pipers, Bell’s, Johnnie Walker e per i più esigenti il
Chivas Regal che fece a suo tempo furore in Italia.
Il Malt Whisky invece più popolare sempre in Sco-
zia è sicuramente il Glenmorangie.
I famosi blended light o biondi come il J&B (Ju-
sterini & Brooks) il quale è stato realizzato anche
con il contributo del commerciante l’italiano Giu-
sterini (cambiata l’iniziale poi con la J inglese) e
l’Archer hanno avuto molto successo in passato,
sia in Europa che negli USA; se ricordate il J&B era
il favorito di James Bond.
Godono ancora di buon mercato in Italia il Malt
Glen Grant e il blended Ballantine’s, ma si vedono
ormai poco i popolari Vatt 69, il cui nome ricorda
il numero del cask “botte”, del Black and White, il
White Horse e il diffusissimo Long John, che per lo
meno in Italia ai loro tempi spopolavano alla gran-
de, ma erano appunto altri tempi e gli estimatori o
connoisseur
non si erano ancora forgiati. In grande
considerazione venivano tenuti i blended 12 anni
Dimple, Buchanan’s e Old Parr che continuano
ancora ad essere ben apprezzati.
LE TIPOLOGIE DI SCOTCH WHISKY
Ora torniamo alle varie tipologie degli Scotch
Wiskies. I
Single malt
devono essere ottenuti al
100% da solo orzo maltato e con distillazione di-
scontinua da alambicchi Pot still e in-
vecchiato in botte per 3 anni e un giorno
minimo. In caso di assemblaggi l’anno di
invecchiamento dichiarato in etichetta
deve essere di quello più giovane e comun-
que provenienti da un’unica distilleria.
I
Single grain
sono ottenuti da grano, orzo ed al-
tro frumento e generalmente entrano a far parte
dei Blended. I
Single cask
, che siano malt o grain
devono provenire da un’unica botte.
I
Blended
sono i più consumati al mondo e i più
utilizzati dai barmen nei cocktail e possono avere
tre diverse definizioni in etichetta:
blended whi-
sky
e
blended grain whisky
e possono provenire
anche da diverse distillerie. A latere di questi ab-
biamo anche i
Blended malt
provenienti da varie
distillerie, ma ovviamente di solo malto.
Speyside
Highland
Island
Islay
Campbeltown
Lowland
The Macallan distillery.
Craigellachie,
Moray, Speyside
Gli alambichi Pot-still (metodo discontinuo)
di Glenmorangie. Tain, Ross-shire,Highland.
Aberfeldy Distillery.
Aberfeldy, Perth and Kinross, Highland Perthshire
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