Sommeliers Marche Magazine 53 - page 23

ma a volte il grigio ha i suoi argomenti; questo è il primo
capolavoro del giovane, ma già immenso, Giacomo Ta-
chis nel cuore del Chianti Classico, ‘77 Le Pergole Torte
un gesto di coraggio e lungimiranza della triade Manet-
ti/Gambelli/Bini e dico Giulio “bicchierino” Gambelli
cioè l’essenza del sangiovese, ‘78 Solaia altro capolavoro
“Tachissiano”, ‘80 Cepparello che prende il nome da un
torrente e soprattutto da Paolo De Marchi, ‘81 Flaccia-
nello, ‘84 Ornellaia e tanto altro, tutti grandi Supertu-
scan, tra loro profondamente diversi, tranne che per due
concetti: longevità e struttura. E poi? Ma naturalmente
i meravigliosi anni ‘80 quelli del boom economico che
precederanno i rampanti e aggressivi yuppies, dove
l’italiano medio nelle tasche si è ritrovato il benessere,
uguale capacità di spesa, uguale me lo compro ’sto Su-
pertuscan che fa tanto “figo”.
Sì, tutto vero, ma per il mondo del vino e per il vino
italiano nel mondo, il boom è stato anche tale Robert
Parker che sbolognava tanti /100 a destra e a sinistra
ma soprattutto ai Supertuscan. Il Sassicaia, vera leva
che ha sollevato il mondo del vino toscano, e i suoi
fratelli spopolavano sulle tavole del mondo e assur-
gevano a icone mistiche dai prezzi altrettanto mistici
e, ad onor del vero, a qualità superlative.
Non è tutto oro quel che luccica... eh già, purtroppo
di solito questa frase nasconde una pesante verità.
Perché i nomi citati erano la minima percentua-
le di un movimento dai numeri giganteschi, e il
resto? Questa è un'altra storia. La venuta “Parkeriana”
tra l’altro colui che conia il termine Supertuscan, cor-
risponde all’imposizione sui mercati mondiali di Wine
Spectator, l’uno di fatto è il prolungamento dell’altro.
Questo scombussola i mercati addirittura in alcuni casi
li rovescia completamente.Il potente Robert evangeliz-
za il sangiovese come “ciofega” – troppo acido
e poi con quei tannini..., ma dai? Ma dove vuoi
andare? Noi amiamo le morbidezze! – dice
sempre il buon Robert. E i produttori meno sicuri di se
stessi accolgono il vangelo secondo Robert, rinnegando
la territorialità, rinnegando il sangiovese, tagliandolo
con gli internazionali e creando un nuovo stile di vino
che strizza l’occhio ai mercati internazionali e al grande
scritto americano, Wine Spectator.
Un disastro! Seguire i mercati e non difendere l’identità
che è unicità, quindi valore non è stata una scelta saggia.
C’è invece chi l’ha difesa la territorialità creando una
forte diversificazione di prodotto. Il problema lo si può
riassumere in due parole o meglio una: Supertuscan,
dove
super
è un prefisso superlativo... o top o non ha
significato, o lo fai grande o meglio evitare di farlo, in-
vece tanti vini poco
super
ma venduti e spesi come tali
non hanno aiutato la causa. Da qui la deriva del termine
che si inflaziona, che non ha più un significato preciso,
che inizia ad assumere le forme plastiche di un sistema
ondivago troppo largo, troppo ampio, quindi poco com-
prensibile alle masse di appassionati nel mondo.
Il tempo è sovrano, in generale nel nostro specifico, lo è
nella definizione della rappresentatività, nella credibilità
di un termine che funge da ombrello ad un sistema vi-
nicolo, ma nel tempo le idee maturano, le persone cam-
biano e la qualità rimane. La storia recente ci dice che il
sangiovese è diventato buono per il mondo, anche secon-
do Robert, ci insegna che l’acidità è positiva, che la beva è
fondamentale, in pratica che il territorio toscano e la sua
unicità sono finalmente un valore riconosciuto. Allora
tutto quello che si “toscanizza” anche da vitigni diversi, è
interessante e ricercato e allora qual è il significato odier-
no di Supertuscan? Prima di spoilerarlo però ritorno un
attimo al ‘68, al Vigorello, il primo esempio di Supertu-
scan, che allora esordì come sangiovese in purezza e oggi
si compone così: pugnitello, cabernet sauvignon, merlot
e petit verdot... ottimo vino, ma avete capito che non è
semplice raccontare la toscanità? Concludiamo prima di
diventare noiosi, definizione di Supertuscan: il vino che
esalta il territorio, è il crù, e nasce da i vitigni più dispa-
rati in purezza, o da blend più diversi, ma fondamentali
sono la territorialità, la longevità e la struttura.
Giacomo Tachis, l’enologo
dei Supertuscan (1933-2016)
Tenute San Guido. Borghieri,
Castagneto Carducci (LI)
Tenuta dell’Ornellaia. Borghieri,
Castagneto Carducci (LI)
Tenuta Tignanello. San Casciano in Val di pesa (FI)
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