Sommeliers Marche Magazine 53 - page 30

Possiamo considerare che la diffusione della vite in
Canavese risale a tempi certamente antecedenti alla
conquista del territorio da parte dei Romani. Il ritro-
vamento di vinaccioli nei siti archeologici nelle vici-
nanze del lago di Viverone documenta la presenza
della vite selvatica. Durante il periodo romano non
abbiamo documentazione scritta riguardo alle atti-
vità agricole, ma a partire dal 600 d.C. esistono im-
portanti testimonianze sulla coltivazione della vite
negli archivi ecclesiastici ed in particolare in quello
Capitolare di Ivrea. Negli statuti di Ivrea del XIV
secolo si cita una forma di allevamento particolare
della vite chiamato topia, e tale sistema a pergola è
ancora oggi applicato al vitigno erbaluce, nobile uva
a bacca bianca, storico vitigno che ha una diffusio-
ne limitata nell’area settentrionale del Piemonte. Si
coltiva principalmente in provincia di Torino, nel
Canavese con epicentro a Caluso, sulla Serra d’Ivrea
, in provincia di Biella, in provincia di Vercelli e nel
Novarese dove tradizionalmente è conosciuto con il
nome di Greco. Si tratta di una varietà molto vigo-
rosa, caratteristica che ha portato la sua coltivazione
su sistemi di allevamento espansi come la Pergola,
che, soprattutto nell’area canavesana, sono diventati
tradizionali. Si tratta di una cultivar poco adattabile,
che è sempre rimasta legata alle sue probabili zone di
origine, l’anfiteatro morenico di Ivrea.
Le terre di origine glaciale sono una zona ideale
per la coltivazione della vite. Il microclima è mite,
protetto dalle colline ed equilibrato dalla presenza
di numerosi laghi e dalla costante ventilazione ge-
nerata dalle vicine alpi valdostane.
Diverse sono le teorie sulla sua storia e provenien-
za, le quali si possono raccogliere in tre principali
linee di studio. La prima, fondamentalmente basa-
ta sull’omonimia e non su dati scientifici, vorreb-
be far risalire l’Erbaluce al Greco Bianco, termine
con cui l’Erbaluce è chiamato nell’area novarese,
anticamente coltivato in Tessaglia e che i Greci
importarono nella Magna Grecia, da qui sarebbe
risalito lungo la penisola fino ad arrivare in Pie-
monte, lasciando lungo il suo cammino non solo
l’Erbaluce piemontese, ma anche il Greco di Tufo e
il Lacryma Christi.
La seconda teoria invece si basa su studi eseguiti
dal Prof. Massimo Labra e dai suoi collaborato-
ri presso l’università Bicocca di Milano; secondo
queste analisi l’Erbaluce sarebbe un parente della
Clairette francese, essa stessa derivante da un an-
tico vitigno greco importato dal Peloponneso nel
Sud della Francia, tuttavia molti dati di questo stu-
dio devono ancora essere dimostrati.
La terza teoria rimane al momento la più accredi-
tata e fa dell’Erbaluce un autoctono canavesano.
ERBALUCE
Mauro (Consigliere Naz. AIS)
e Matteo Carosso
AIS Piemonte
Parco Naturale del
Lago di Candia,
Candia Canavese (TO)
IL VITIGNO ALPINO DEL PIEMONTE
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