Sommeliers Marche Magazine 53 - page 22

SUPERTUSCAN
Cristiano Cini
Presidente reg. AIS Toscana
Ma cos’è davvero un Supertuscan? le risposte di ritorno
al quesito posto sono ahimè... le più disparate! Questo
arriva dall’esperienza ventennale di un toscano in tra-
sferta perenne nella nostra meravigliosa penisola. E al-
lora proviamo, dico proviamo, a fare chiarezza.
Se vogliamo incastrare correttamente la categoria nella
storia del vino toscano, va nella storia “di molto recente”
detto alla toscana. E allora iniziamo come in ogni sto-
ria che si rispetti, dal principio. Correva l’anno 1872...
tranquilli farò sintesi, quando il barone di ferro Bettino
Ricasoli dichiarò in una missiva indirizzata al Pof. Ce-
sare Studiati dell’Università di Pisa questo: “Mi confer-
mai nei risultati ottenuti già nelle prime esperienze cioè
che il vino riceve dal Sangioveto la dose principale del
suo profumo (a cui io miro particolarmente) e una cer-
ta vigoria di sensazione; dal Canajuolo l’amabilità che
tempera la durezza del primo, senza togliergli nulla del
suo profumo per esserne pur esso dotato; la Malvagia,
della quale si potrebbe fare a meno nei vini destinati
all’invecchiamento, tende a diluire il prodotto delle due
prime uve, ne accresce il sapore e lo rende più leggero e
più prontamente adoperabile all’uso della tavola quoti-
diana ...”. Significa che la strada per il grande vino tosca-
no era appena stata asfaltata a tripla mandata.
Piccolo passo in avanti di soli 100 anni, circa, quando
nel 1967 esce il disciplinare del Chianti DOC e qui arri-
vano le prime vere significative insofferenze, che fanno
emerge lo spirito toscano quello del bastian contrario,
quello del “
o guelfo o ghibellino
” insomma avete capito?
Il toscano per dirvi si “
eh dice no!
” L’idea nasce dall’in-
sofferenza che bloccava l’espressività, la creatività, lo
spirito contradditorio e anche da quel pizzico di sana
follia che genera il cambiamento epocale, quindi par-
te la rivoluzione enoica toscana. Ingabbiati no! meglio
aprirsi altre strade per fare il miglior vino possibile.
Si sa che anno sia stato il ‘68, in toscana nascono Vigo-
rello e Sassicaia, prende vita il vino fuori dagli schemi,
nasce il vino fuori dalla legge, fuori dal disciplinare, l’u-
nica cosa che conta è la qualità.
Questa è la genesi del Supertuscan, nasce come oggi ri-
mane, contradditorio. Vigorello all’epoca era una sele-
zione di sangiovese puro, Sassicaia il sangiovese non lo
conosceva neanche, due anime, due vini agli antipodi
eppure entrambi Supertuscan. Rivoluzionari sì, ma an-
che tra gli arditi ci sono delle belle differenze: da una
parte si cambia con il sangiovese in purezza e soprat-
tutto senza uve bianche troppo lontane dal fare un vino
longevo, dall’altra senza sangiovese.
Butto lì, anzi qui, alcune date solo perché le conosco,
scherzo! Corre l’anno 1971 e nasce Tignanello il primo a
unire sangiovese e cabernet perché nella vita, nonostan-
te i toscani, non possono esistere solo il bianco ed il nero,
LO SPIRITO TOSCANO SI FA INTERNAZIONALE
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