Era il lontano 1908 e al Concorso Internazionale degli
Champs Elysèes di Parigi a vincere la medaglia d’oro non
fu un Premier Grand Cru Classé di St-Emilion, ne un Pi-
not Noir di qualche rinomato domaines della Borgogna,
ma il vincitore fu un Rosso Matelica. L’uvaggio era a base
di Sangiovese, Ciliegiolo e Merlot. Ebbene sì, il territorio
matelicese in epoca pre DOC Verdicchio era un territo-
rio tendenzialmente rossista dove i vitigni italici, uniti
agli internazionali Merlot, Cabernet, Petit Verdot e Pinot
Nero regalavano vini che non temevano il confronto con
i più blasonati rossi francesi.
Partiamo dal re indiscusso dei vitigni a bacca nera italici;
il Sangiovese, primo per diffussione in italia e tra i primi
dieci coltivati al mondo, questo vitigno ha rappresenta-
to e rappresenta una base importante per i vini rossi di
Matelica, sia da solo, sia in accompagnamento ad altri
vitigni locali e internazionali.
Probabilmente il Sangiovese è presente da tempo im-
memore nelle Marche, su alcuni atti notarili del 1400 si
parla già del
“brun gentile”
, nome con cui probabilmente
si era soliti chiamarlo. In questo areale il Sangiovese sa
esprimersi coniugando saporita freschezza con corpo,
infatti la caratteristica acidità si integra con la struttura
donata dai suoli, e questo si riflette nel calice in vini che
pur non perdendo in piacevolezza di beva, sanno regala-
re sfumature gusto-olfattive complesse, soprattutto nelle
versioni affinate in legno.
Altro vitigno unito da un profondo legame atavico con
il Sangiovese è il Ciliegiolo, che rappresenta per alcuni
produttori una peculiarità molto interessante, vinificato
in purezza o con piccole aggiunte di altri vitigni. Fatto sta
che nell’areale matelicese queste due uve, hanno creato
un legame profondo con il territorio che si riflette sulla
raffinatezza dei vini che ne derivano. Il Ciliegiolo in pu-
rezza si esprime su toni di eleganza assoluta, il colore è
solitamente scarico e i profumi virano su ricordi speziati,
il vino sa essere sottile, ma non esile e negli anni si arric-
chisce nei profumi, affinandosi in mirabile maniera. Ho
bevuto recentemente una vendemmia 1997 che ha saputo
regalarmi emozioni uniche, un vino che alla cieca avreb-
be potuto trarre in inganno il più abile dei palati, magari
confondendolo proprio con un Borgogna d’annata.
Altro vitigno legato da una tradizione lontana con questo
territorio è l’internazionale per antonomasia: il Merlot.
La storia ci racconta che tra il 1300 ed il 1400 a Matelica
si produceva un tessuto grezzo chiamato
“pannolana”
, e
questo veniva esportato in gran quantità in Francia. Al
ritorno, le carovane riportavano merci di tutti i tipi, fra
cui barbatelle di vitigni bordolesi e, in maniera partico-
lare, il Merlot. E se questo ha rappresentato nel tempo il
vitigno nobile, usato per ingentilire il Sangiovese e arric-
chirlo, oggi alcune cantine ne presentano anche versioni
in purezza. Il Merlot di Matelica ha delle caratteristiche
peculiari che sanno combinare la morbidezza tipica di
QUEI BEI ROSSI DI MATELICA
STUPIRONO IL MONDO A PARIGI
Sangiovese
Ciliegiolo
Simone Schiaroli
Sommelier, chimico,
tossicologo
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