Sommeliers Marche Magazine 57 - page 33

Boizel: la tradizione
– Da Avize torniamo ad Eper-
nay, nella
Rue de Champagne
, dove avremo la fortuna
di pernottare e sede di Boizel, cantina storica fonda-
ta nel 1834. Veniamo accolti da uno dei proprietari,
Florent Boizel, direttamente nel piazzale dove mo-
strano il loro splendore due auto storiche, utilizzate
ancora oggi per le parate ma originariamente il mez-
zo di trasporto dell’uva. Perché in questa via ci sono
le cantine delle grandi
maison
e storicamente l’uva
veniva portata fino a qui per poi essere elaborata e
diventare Champagne. In realtà oggi l’abitudine è
quella di pressare l’uva direttamente vicino alle vi-
gne e trasportare fino alle cantine solo il mosto. Per
questo esistono dei veri e propri centri di pigiatura
uva. La visita continua nelle gallerie storiche, defi-
nite
caves
, meandro di un chilometro di vie con vere
e proprie indicazioni dove sono accatastate tutte le
bottiglie, sia in tiraggio che già sboccate pronte per
esser vendute. Qui abbiamo la fortuna di vedere una
delle bottiglie di Champagne più antiche presenti al
mondo, etichettata 1834. Concludiamo con la degu-
stazione e la cena in abbinamento. Nonostante le uve
utilizzate siano le stesse, Chardonnay e Pinot nero,
ci rendiamo conto di come nell’elaborazione del me-
todo classico la mano del produttore possa incidere
consistentemente. Ci troviamo di fronte a prodotti
eleganti, lineari ed estremamente piacevoli.
Lacourte-Godbillon: il rispetto delle annate e
il Pinot nero
– La direzione questa volta è la base
della montagne de Reims, in un territorio vocato
alla produzione di Pinot nero. Ad accoglierci c’è
Richard, giovane vignaiolo. Cantina di piccole di-
mensioni dove il protagonista è il vigneto che cir-
conda la cantina. In realtà non tutto il vigneto è di
proprietà e passeggiando nella vigna ci indica quali
sono i suoi filari e quali no. Scopro un’altra curiosità
di questo areale: qui i vigneti hanno un costo medio
di un milione e duecento mila euro ad ettaro e le
tasse di successione sono altissime quindi, quando
il padre decide di lasciare, se i figli non si accordano
il vigneto viene diviso in filare. Tutto ciò porta ad
un frazionamento all’interno dello stesso ettaro,
situazione che si è enfatizzata con il susseguir-
si delle generazioni che gestiscono i vigneti in
Champagne. I vini in degustazione sono deci-
si, taglienti e di grande struttura. Assaggiamo
diverse particelle, zone e anche annate diverse.
Ogni Champagne rispecchia l’annata e ha un
suo carattere ben definito, figlio della diversità.
Philipponnat e Ruinart: la sapienza, il legno e l’ac-
ciaio
– Reims per Ruinart ed Epernay per Philip-
ponnat: due grandi territori per due grandi
maisons
.
Decido di unirle perchè trovo interessante il con-
fronto. Philipponnat fementazione in legno e uso
di vini di riserva sempre con passaggio in barrique,
Ruinart solo acciaio e fermentazione malolattica.
Abbiamo sulla carta due Champagne molto diversi
ma in degustazione trasmettono grande eleganza e
verticalità, nuovamente segno che il vaso vinario di
affinamento passa in secondo piano all’elaborazione
stessa. Per entrambi persistenza infinita. Da Philip-
ponnat abbiamo la fortuna di essere accompagna-
ti da Nicoletta, italiana trasferita in Champagne,
che ci fa passeggiare per Les Goisses, interessante
vigneto con elevata pendenza e splendida biodiver-
sità che fa intuire l’estremo rispetto del territorio.
Da Ruinart invece passeggiamo per un tratto degli
8 km di
Caves
(le cantine) con due grotte patrimo-
nio Unesco. Le
Caves
sotto Reims sono lunghe circa
100 km, erano le vie di fuga della città e ora sono
frazionate e trasformate nelle cantine delle
maison
di Champagne. La degustazione degli Champagne
Ruinart abbiamo la fortuna di farla con Frédéric
Panaiotis,
Chef de Cave
, colui che supervisiona ogni
attività di cantina e sceglie le cuvée.
Roger Coulon: il
Menieur
e il perpetuo
– Usciamo
dalla città di Reims e ci dirigiamo verso la monta-
gna, su mezzacosta del versante. Obiettivo di questa
ultima visita è l’apporto del
Menieur
e dei vini di ri-
serva aggiunti ad ogni
cuvée
. Torniamo all’approc-
cio inusuale: uso delle barrique, generalmente già
usate in Borgogna, e fermentazioni spontanee. Eric
Coulon ci accompagna per le vigne e ci trasmette
la sua passione e la volontà di rispettare l’ambien-
te con pratiche di agricoltura biologica. Per chi
come me aveva radicato il preconcetto dell’estremo
sfruttamento del terreno, trovare
vigneron
che vo-
gliono biodiversità e cercano la fusione del vigneto
con l’ambiente è una splendida scoperta. La degu-
stazione è tra le più difficili: Champagne singolari,
note eteree e mature, spezie decise ci introducono al
concetto dei lunghi affinamenti sulle fecce nonché
all’utilizzo di vini di riserva, cioè quelli aggiunti in
assemblaggio e che non sono della stessa annata del
vino base anzi, spesso sono dei blend già loro stessi.
Un ringraziamento particolare al Comitè Champa-
gne che ha saputo selezionare un ventaglio di canti-
ne e visite veramente variegato che ci ha permesso
di capire a fondo questo meraviglioso areale.
Gli altri finalisti e compagni
di viaggio sono stati in
ordine alfabetico: Filippo
Carraretto “La mia Cantina”
di Padova, Andrea Lauducci
“Enoteca Botrytis” di
Ferrara, Mattia Manganaro
“Biessewine” di Brescia,
Pietro Palma “To Wine” di
Prato, Luca Sarais “Cantine
Isola’’ di Milano.
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