Sommeliers Marche Magazine 57 - page 32

UN VIAGGIO STUDIO
LA MIA CHAMPAGNE
“La fortuna di visitare un areale con chi lo vive e
lo rappresenta sarà un’esperienza meravigliosa” mi
sono detto quandomi hanno comunicato che ero tra
i finialisti del concorso “Miglior enotecario d’Italia”
e per questo avrei potuto partecipare ad un master
direttamente in Champagne. Sbagliavo. È stata uni-
ca. Tre giorni spalla a spalla con i colleghi enotecari
e Domenico, il rappresentante del Comité Cham-
pagne in un susseguirsi di visite in cantina, passeg-
giate tra le vigne e abbinamenti con la gastronomia
francese. Ma andiamo per ordine. Qualche mese fa
mi sono iscritto al concorso un po’ per curiosità ed
un po’ per il solito “mettiamoci alla prova”. Dopo
le prime due fasi mi hanno comunicato che avevo
superato le prove scritte e, come bonus in prepara-
zione della finale, avremmo avuto la possibilità di
partecipare a due master: uno in Champagne e uno
a Montalcino. Perché vi racconto tutto ciò su di un
articolo della Champagne? Perché solo tramite que-
sto
plus
avrei potuto fare quello che ho fatto.
La prima tappa è al Comité Champagne, un ente
come i nostri consorzi di tutela, quindi supervisiona
qualità e quantità e coordina le attività di marketing
per tutti i produttori. Philippe Wibrotte, respon-
sabile delle pubbliche relazioni, ci introduce al
mondo Champagne snocciolando dati e infor-
mazioni per creare il substrato delle successive
visite e sciogliere i dubbi; alcune informazioni
tra le più interessanti. La denominazione non
è protetta in tutto il mondo e nota dolente: gli
USA non la tutelano. Quindi in questi paesi
si può scrivere Champagne in etichetta sen-
za che sia prodotto in Francia. Obiettivo del
Comité è fare in modo che il nome venga
legato alla regione per far sì che il grande
pubblico riesca a identificare lo Champa-
gne come zona ben definita e non come la
bottiglia di spumante. Altra nota interes-
sante la abbiamo sulla viticoltura e il clima:
i recenti cambiamenti climatici, caldo e sic-
cità in aumento, impongono studio e ricer-
ca sulle possibili soluzioni. La più quotata?
L’inserimento dei vitigni Piwi, come già accade in
Italia, che sono più resistenti. Ultimo dato degno di
nota è sulle vendite: 2021 con un quasi +50% a pro-
va che nel post pandemia la nobile bollicina è stata
premiata ed eletta a simbolo di rinascita.
Jacques Selosse: l’arte del non fare.
– Per molti solo
un nome, ma per chi lo conosce è il guru o
The pope
della Champagne
, così lo ha chiamato un suo colle-
ga viticultore. Racchiudo la sua filosofia in una sua
espressione: l’arte del non fare. Il primo approccio
con Selosse è nel piccolo ristorante di sua gestione
ad Avize, nella casa adiacente alla cantina; menù
classico e degustazione Champagne che già ci lascia
intuire quello a cui andremo incontro. Entrando in
cantina gli odori sono quelli di una volta, la cura è
nei macro elementi, i particolari sono lasciati al caso;
come nelle case degli indaffarati che curano la so-
stanza e poco l’apparenza. Selosse ci racconta la sua
storia e quello che ci aspetterà quando il figlio pren-
derà le redini della cantina: l’
autre meme
ci spiega
così il passaggio di consegne. In bottaia il racconto
continua accompagnato dall’assaggio dei campioni
di botte, unici, già caratterizzati. Con grande stu-
pore ci rendiamo conto che nelle botti è presente il
velo di flor! Passiamo alla degustazione degli Cham-
pagne imbottigliati e anche se non etichettati, atti
alla vendita. Altro dogma scardinato: degustazione
di Champagne servito a 15° C. A questo punto, un
po’ per l’estrema curiosità, un po’ per i primi effetti
dell’alcool accentuato dalle bollicine, iniziano le do-
mande incalzanti per capire come dalla filosofia del
non fare, il flor nelle botti, la cantina con le pareti
piene di muffa possano nascere prodotti così entu-
siasmanti ed estremamente elitari. Perché tra le tante
affermazioni esce un numero spaventoso: produzio-
ne di 50 mila bottiglie annue, richiesta per oltre il
milione. Ne usciamo arricchiti e storditi allo stesso
tempo. Una grande esperienza.
Luca Civerchia
Sommelier
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