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IL GRANDE ELPIDIENSE
Andrea Bacci
Andrea Bacci nacque a Sant’Elpidio, oggi Sant’El-
pidio a Mare, nel 1524 e morì a Roma nel 1660. Fu
medico, botanico,naturalista, zoologo, filosofo,
storico, idroclimatologo, mineralologo, docente
universitario, e ricoprì la carica di archiatra, cioè
di medico di corte, del grande papa Sisto V, nato a
Grottammare nel Piceno. Vero uomo del Rinasci-
mento, scrisse numerose opere che lo resero famo-
so in Italia all’estero, fra cui la
“De naturali vino-
rum historia”
(Storia naturale dei vini), pubblicata
nel 1596. L’opera, scritta in latino, in sette poderosi
volumi contiene tutto quanto conosciuto al tempo
sulla coltivazione della vite e sulla cultura del vino.
Le intuizioni di Bacci
L’opera è ricca di intuizioni che anticipano di secoli
le contemporanee scienze agronomiche ed enolo-
giche, e non solo. Ho cercato di sintetizzare le più
importanti.
1.
– L’influenza determinante sulla qualità del vino
che hanno il luogo di origine, il suolo, l’esposizio-
ne, il clima, le tecniche di coltivazione, la storia e
l’ambiente sociale. Fattori che, in fondo, sono all’o-
rigine delle attuali denominazioni di origine.
2.
– L’Italia è il paese ideale per la coltivazione del-
la vite, per la grande varietà di terreni vocati, di
microclimi e di soleggiamento, tanto è vero che i
vitigni autoctoni italiani, portati all’estero e messi
a dimora in altri terreni, clima ecc, danno risultati
mediocri, mentre i vitigni stranieri, portati in Ita-
lia, danno risultati eccellenti.
3.
– L’Italia è il paese con il maggior numero di viti-
gni autoctoni, nel senso che in quel territorio hanno
assunto caratteri identitari per via di un processo di
selezione millenario. Ciò è dovuto a generazioni e
generazioni di coltivatori che quando sostituivano
le viti morte, o quando piantavano una nuova vi-
gna, sceglievano le piante meno soggette ad amma-
larsi e quelle con i grappoli integri, più sani, quindi
atte a produrre vini di migliore qualità.
4.
– Per produrre vini che si mantengano a lungo
è indispensabile che abbiano alta gradazione, che
si favorisce defogliando le piante per far passare
i raggi del sole, non in piena estate, quando è più
forte, ma nel periodo precedente la vendemmia,
quando lo è meno e i grappoli hanno bisogno della
massima insolazione.
5.
– Per conservare il vino inmaniera ottimale e più
a lungo, bisogna utilizzare le anfore di terracotta in-
vetriata e i recipienti devono essere pulitissimi, poi
precisa che i recipienti ideali sarebbero le anfore di
vetro. Grande intuizione, che anticipa di un secolo
l’invenzione delle bottiglie. Inoltre, per migliorare
la conservazione, è necessario coprire la superficie
del vino con uno strato di olio, per evitare il contat-
to con l’aria e l’azione ossidativa dell’ossigeno.
6.
– L’attenzione e l’accuratezza nella descrizione
dei paesaggi vitivinicoli, l’importanza attribuita
all’opera dell’uomo che li ha creati e alle tradizio-
ni conviviali dei popoli della civiltà della vite e del
vino, ne fanno un precursore delle guide enoga-
stronomiche contemporanee.
Piergiorgio Angelini
Sommelier-storico AIS Marche
Sant’Elpidio a Mare (FM)