Sommeliers Marche Magazine 63 - page 19

Zona Etna DOC
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I VINI DEL VULCANO
UNA PIACEVOLE EMERGENZA
L’ossimoro del titolo non deve trarre in inganno,
qui l’emergenza è intesa come realtà che emerge in-
nalzandosi maestosa nell’isola, qui si parla di Etna!
Il vulcano attivo più importante d’Italia, da sempre
presenza imprescindibile nella vita dei catanesi.
E chi, se non Camillo Privitera, consigliere nazio-
nale AIS, già presidente AIS Sicilia, accompagna-
to dalla consorte Tiziana, sommelier, sales and
marketing manager di Vigneti Primaterra, pote-
va accompagnarci alla scoperta di questo territo-
rio? Camillo ci ha presi per mano e ci ha raccon-
tato, con una narrazione delicata e appassionante,
i segreti di questa parte dell’isola, senza limitarsi
al discorso vino, ma presentando una panorami-
ca a 360° della realtà etnea. Realtà che, delimita-
ta dai fiumi Simeto ed Alcantara, deve fare i conti
con le ceneri vulcaniche che, pur essendo ricche di
potassio, fosforo, magnesio ed altri minerali, pos-
sono essere dannose se cadono in determinati pe-
riodi dell’anno.
A caratterizzare il paesaggio è la profumatissima gi-
nestra dell’Etna, che può raggiungere altezze di 5
metri, e coltivazioni di vario genere. Spesso si tro-
vano, infatti, aziende che affiancano alla produzione
vinicola quella di altri prodotti di qualità come fichi
d’India, pistacchi (Bronte DOP) e olio extravergine
di oliva a base di Nocellara Etnea (Monte Etna DOP).
La DOC Etna è stata istituita nel 1968, ma va detto
che qui il vino ha da sempre avuto un posto di rilie-
vo, basti pensare che attorno al 1777 il fiorentino Do-
menico Sestini scrisse le “Memorie sui vini siciliani”.
La vite è coltivata prevalentemente col
sistema ad alberello etneo con rese
molto basse e tantissime ore di lavoro
manuale su terreni modellati da strati di
colate laviche. Le uve più usate per i bianchi
sono Carricante, che dà tanta acidità, e Ca-
tarratto. Per i rossi sono Nerello Mascalese e
Nerello Mantellato. Gli spumanti prevedo-
no un 60% minimo di Nerello Mascalese.
A proposito di uve non si può dimenticare
il barone Felice Spitaleri che attorno al 1870
introdusse per primo in Sicilia, e probabilmente
in Italia, i vitigni francesi più noti dando vita allo
“Champagne dell’Etna”.
L’utilizzo prevalente di uve autoctone non deve far
pensare ad una omologazione dei prodotti, infat-
ti i vini assumono sfumature diverse a seconda del
versante di produzione e delle pratiche di cantina
pur mantenendo una propria tipicità.
I bianchi sono accomunati da profumi netti ma
non invadenti, di macchia mediterranea, fruttati,
con note iodate. Hanno una buona freschezza, tan-
ta sapidità e una lunga persistenza gusto olfattiva.
I rossi hanno volumi alcolici importanti e profumi
che spaziano dal fruttato allo speziato, con tocchi
balsamici e floreali. Il tannino, a volte marcato, è
comunque piacevole, sottotraccia rimangono una
scia sapida e una buona persistenza.
Ora siete curiosi di sapere cosa ci hanno servito
Cecilia e Bruno di AIS Urbino Montefeltro? Ecco
qua: Etna Bianco Buonora Tenuta Tascante, 2023,
Tasca d’Almerita; Etna Bianco Sciarra 1991, 2022
Tenuta Boccarossa; Etna Bianco Lavi, 2022 Iuppa,
Etna Rosso Sentiero delle Gerle, 2020 Mandraros-
sa; Etna Rosso San Lorenzo, 2018 Giovinco; Etna
Rosso, 2016 Primaterra; Terre Siciliane IGT Nawa-
ri pinot nero, 2020 Duca di Salaparuta.
Luca Del Bene
Sommelier
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