NASCITA, MORTE E RESURREZIONE DELL’ORANGE WINE
IL QUARTO COLORE DEL VINO
Cinzia Mattetti
Sommelier
Sandra Galoni
Sommelier
Degustare un vino orange è come tornare agli al-
bori della civiltà umana. Ai primordi della storia
del vino era la tecnica della pigiatura e della mace-
razione sulle bucce che favoriva il rilascio di tanni-
ni, antociani e polifenoli, colorando il vino e ren-
dendolo complesso. Tutto ciò accadeva in Geor-
gia 8000 anni fa, questo è venuto a narrarci Altai
Garin, il 10 maggio, in un incontro organizzato da
AIS Macerata, presso il ristorante “Due Cigni”.
Si sta parlando di un vino ottenuto da uva a bacca
bianca, che subisce un processo di macerazione a
contatto con le bucce, uva bianca ma vinificazione
in rosso. Esattamente il contrario di ciò che accade
con la stragrande maggioranza dei vini rosati, do-
ve si prende un’uva a bacca nera e si fa la vinifica-
zione in bianco lasciando brevissimo contatto con
le bucce. Qui abbiamo non solo colore, ma anche
tannino e una profondità aromatica che non tro-
viamo classicamente nei vini bianchi.
Quando si parla di orange wine si tende giusta-
mente a parlare di vini naturali. Il vino naturale ha
un legame, una storia, un approfondimento, che va
di pari passo, spesso, con il vino arancione.
Che cos’è il vino naturale? Sandro Sangiorgi, uno
dei più grandi comunicatori al mondo di vini na-
turali, lo definisce così: frutto del lavoro di una co-
munità di persone, che ha come primo pensiero la
custodia della vita, dalla vigna al calice.
Cosa si intende per vita? Si intende l’estrema li-
bertà di esprimersi senza vincoli, senza quei vin-
coli enologici che permetterebbero di cambiare
quel percorso naturale, che renderebbe il vi-
no in maniera completamente diversa. Il vi-
no naturale è un vino che non prevede uti-
lizzo di chimica in vigna, prodotti di sin-
tesi, ma anche di insetticidi o quant’altro
e soprattutto non prevede un interven-
to massiccio in cantina, nessuna filtra-
zione, uso di lieviti indigeni, tendenzial-
mente nessuna stabilizzazione, nè di co-
lore nè di temperatura. Si lascia che la vita
del vino prenda la sua direzione.
L’origine del vino arancione è incerta, con trac-
ce che si ritrovano in diverse regioni vinicole del
mondo. Tuttavia, è in Georgia che questa tecnica
vanta una lunga tradizione, tramite l’utilizzo di re-
cipienti di terracotta interrati e sigillati, detti “Kve-
vri”, in cui il vino rimane costantemente a contat-
to con le bucce fino al passaggio di tutte le sostanze
nutritive nel liquido.
E in Italia? Josko Gravner, partendo dal suo villag-
gio, Oslavia, una frazione del comune di Gorizia, su
consiglio di Gino Veronelli si recò in Georgia per
imparare una tecnica di vinificazione che fosse rap-
presentativa non solo di un territorio, ma soprat-
tutto di quello che poteva dargli il vitigno Ribolla
Gialla, l’uva principe del Collio Friulano.
Cosa aspettarsi allora da un vino arancione a livel-
lo di degustazione? La limpidezza è legata allo stile
di produzione, alcuni vini sono non filtrati e capita
spesso di avere un vino abbastanza limpido, a vol-
te velato. Il colore può spaziare dal paglierino fino
all’ambrato. La consistenza è importante. A livello
di naso, parlando di intensità, c’è una componente
più enologica, quella acetica che a livello gustativo
dona un’acidità vivace. La componente varietale
delle diverse uve utilizzate per la produzione di vi-
ni orange è meno influente della tecnica della ma-
cerazione che è determinante nella stilistica di un
vino arancione.
Poi c’è il tannino che è la chiave di lettura, vero para-
digma del vino arancione. Il tannino è imprescindi-
bile! Si passerà da un tannino delicato, leggero, sua-
dente a una parte, invece più astringente. D’altron-
de parliamo di una vinificazione in rosso di un’u-
va bianca, è normale trovare l’astringenza, la diffe-
renza tra vino orange passa, quasi esclusivamente,
dal tannino. Si tratta di vini che, se fatti corretta-
mente, applicando i concetti di “pulizia” utilizzati
per le elaborazioni dei vini cosiddetti tradizionali,
si dimostrano di grandissimo interesse e invitano
a esplorare nuovi orizzonti e apprezzare la diversità
che caratterizza l’affascinante mondo del vino.
BURJABELA2021
– è un vino biancomacerato, ot-
tenuto da un blend di Riesling Italico, Ribolla, Mal-
vasia Istriana e altre varietà autctone. Presenta un
colore giallo dorato con naso intenso e persistente
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