Caratteristiche
organolettiche tipiche
Il vitigno Biancame o Greco di Biancame o ancora
Bianchello, nell’omonima DOC può essere vinifica-
to in purezza o aggiunto di un solo 5% di Malvasia
lunga. Le origini ampelografiche conducono a va-
rietà naturalmente modificatesi di uve Greco o Tre-
bulane (Trebbiani) e qualche storico ampelografo
come il da tempo scomparso professor De Rosa li
accomunava all’antichissimo Nuragus, introdotto
in Sardegna dai Fenici Punici, per poi diffonder-
si nell’Italia continentale ed oltre. Ricordiamo che
anche nel sud est francese Cartaginesi e Focesi in-
trodussero il Grenache, il Syrah e quant’altro.
Al primo anno dalla vendemmia il Bianchello del
Metauro si presenta all’occhio con un colore gial-
lo paglierino scarico ed evidenti virgole verdoline.
L’anno successivo ovviamente il colore paglierino
matura di intensità.
Al naso penetrano meravigliose sensazioni di po-
macee mature e pesca, seguite da gradevoli perce-
zioni floreali di pesco e mandorlo soprattutto nel
periodo di maturità. Il gusto gode di tutta la sua
piacevole freschezza, ricca spesso nei primi mesi
da un leggero ma percettibile petillant. La minera-
le sapidità e il buon calore alcolico, ma sempre ben
contenuto, completano l’elegante equilibrio.
Il Bianchello del Metauro è perfettamente godi-
bile fino al secondo anno di vita e rappresenta al
meglio le caratteristiche dei così detti Vini Medi-
terranei. Degustare a 8/10°C nel primo anno dalla
vendemmia; 10/12°C nel secondo anno di vita.
Il Bianchello del Metauro
dal 1969 ad oggi
Relegato nel primo decennio dal conferimanto
della doc ad un ruolo di Cenerentola dei bianchi
marchigiani, del resto allora un po come tutti, ne-
gli anni ottanta incomincia una timida risalita.
Toltosi il sassolino dalla scarpa, che lo rendeva, an-
che per il nome diminutivo e se vogliamo vezzeg-
giativo, comunque piccolo vino, ha incominciato
piano piano a mostrare i muscoli. I produttori non
erano ancora tanti e... veramente sono in pochi an-
cor oggi, ma, fra i componenti il Consorzio qual-
cuno decise di alzare la voce e qualcosa accadde.
Fra le poche voci che si alzarono più in alto, ricor-
do quella del Dott. Valentino Fiorini. Le cose da
discutere in Consorzio erano diverse, visto che si
doveva dare l’ok alla nascita di nuove denomina-
zioni come il Focara ed il Roncaglia, quando an-
cora non si riusciva a dare una più affermata iden-
tità al Bianchello. Io stesso fui coinvolto dal Dott.
Fiorini a prestare ausilio affinche il Bianchello del
Metauro potesse decollare e per un anno circa mi
prodigai con una collaborazione consulenziale.
Erano i primi anni novanta e con l’aiuto del bra-
vissimo enologo Roberto Potentini studiammo at-
tentamente le peculiari caratteristiche del vitigno
Biancame e di conseguenza verificammo dove que-
sti potesse arrivare. Eh sì, perché fin allora si diceva
che il Biancame poteva essere come la quercia che
non fa le arance. Beh, fra noi e qualcun altro si ri-
usci a dimostrare il contrario. Migliorando il rap-
porto frutto e territorio, come del resto avvenne
per il Verdicchio, rivedendo le rese per ettaro, im-
postando migliori regole di cantina ed ottimizzan-
do i blending fra le produzioni dei diversi vigneti,
si è poco dopo giunti al successo. E che succeso! Eh
sì, perché è passato il tempo della povera Ceneren-
tola, ormai è già una pricipessa.
Il Bianchello ad oggi è un bel vino di stile Mediter-
raneo, meravigliosamente godibile per le sue carat-
teristiche di vivace freschezza, con un accattivante
fruttato di mela e pesca, incorniciato da piacevo-
li sensazioni amaricanti che si allungano al gusto.
Caldo, abbastanza morbido e di ottima sapidità ha
una poliedrica versatilità negli abbinamenti. E a
proposito di poliedricità, sorprendenti sono le doti
del Biancame nella spumantizzazione con il metodo
Martinotti e nell’appasimento per ottenere interes-
santi Vin santi, che a detta dei produttori del luogo
sembrano essere prodotti fin dai tempi più lontani.
Fiorini - Vigna Sant’Ilario
e Tenuta Campioli
(Bianchello del Metauro DOC)
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