Sommeliers Magazine Marche n. 20 - page 16

Unico e irripetibile altrove
Può essere considerato una quintessenza nel mon-
do del vino. Nessun altro rosso fermo e secco svi-
luppa profumi così intensi di frutti di bosco che si
ripetono al gusto, manifestando una eleganza sen-
za eguali. Non è un vino da lunga maturazione o se
si preferisce da invecchiamento; i suoi tempi di vita
si allungano a circa tre anni dalla vendemmia, pe-
riodo ottimale per coglierne tutta l’essenza.
Il vitigno, secondo alcuni ampelografi, che spes-
so si contraddicono, deriverebbe da un cultivar di
Aleatico che ha trovato nei terreni sabbio-argillosi
del comprensorio di Morro d’Alba e nei suoi micro
climi una più che felice residenza.
Anche questo vitigno vanta origini antichissime e
potrebbe essere arrivato a noi, e dico potrebbe, vi-
sta la locale produzione dello stesso vitigno Ale-
atico nelle zone intorno a Gradoli, al seguito di
lontanissime transumanze di pastori dell’alto la-
zio viterbese, che avranno cercato pascoli al di qua
dell’Appennino. Non sarebbe un caso isolato: mol-
ti vitigni italiani hanno emigrato nel tempo a fian-
co delle greggi. Non è neanche da escludere che,
viste le origini più lontane dell’Aleatico attribuite
all’isola ellenica di Creta, possa essere stato intro-
dotto nell’anconetano prima dai Greci siracusa-
ni, come dai Greci pelasgi e se vogliamo potremo
includere sul tardi, quale ulteriore ipotesi, la Re-
pubblica marinara di Ancona che aveva piantato
bandiera nella città cipriota di Famagosta prima di
Genova e Venezia.
L’isola cretese fu sicuramente punto di approdo
per le navi commerciali della Dorica nel commer-
cio delle spezie con le coste della Turchia, della Si-
ria e dell’Egitto.
Ragionamenti organolettici
L’occhio si tinge di un meraviglioso rubino viola-
ceo. Dal calice appaiono archetti ben in rilievo, con
un indice di ottima consistenza. Il naso si inebria
in un mix di potenti sentori di frutti di bosco ma-
turi: ribes nero, mora, lampone e mirtillo, con sfu-
mature di amarena e delicatissime spezie. La finez-
za è evidente. La bocca gode il suo amplesso con il
richiamo degli stessi frutti, in equlibrio fra morbi-
dezza e freschezza. La cavità stomatica si intiepidi-
sce con il caloroso abbraccio dell’alcol, frenato da
una palpabile ma corretta tannicità. La sapidità si
allunga con gradevolissime sensazioni medioaro-
matiche. Il giudizio finale è quasi sempre di per-
fetta armonia. Temperature di servizio consigliate:
nella stagione calda 14/16° C. in invero a 16/18° C.
16
1...,6,7,8,9,10,11,12,13,14,15 17,18,19,20,21,22,23,24,25,26,...118
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