Forse non avremmo mai pensato che alcuni no-
stri grandi vini rossi fossero assurti a livelli così
importanti. Forse abbiamo sempre pensato che il
Montepulciano, il Sangiovese, la Lacrima ed alcu-
ni vitigni internazionali non potessero darci più di
qualche calice di buon genuino vino. Basti pensa-
re ai tempi degli anni Sessanta e Ottanta.
Il tempo però ha dato loro ragione. Li sottovalu-
tammo allora? No! Erano i tempi ad essere imma-
turi. Sono gli anni Novanta quelli che apriranno
gli occhi a produttori ed enologi, ma sono anche
gli anni della grande crescita della scienza e delle
tecniche enologice.
Pensate un attimo a che cos’era il Rosso Cone-
ro una trentina di anni fa. Ci siete arrivati? Ora,
guardiamolo oggi, mettendolo in comparazione
con i più grandi rossi d’Italia: il Chianti, il Bru-
nello di Montalcino, il Nobile di Montepulciano,
il Barolo, il Barbaresco, l’Amarone e il Taurasi. Se
dovessimo affrontare una degustazione alla cieca
i più esperti sapranno probabilmente coglierne le
sfumature e riconoscerli. Ma, come si riconosce,
invece, e si definisce la qualità, o per lo meno, co-
me e perché si stabilisce che un vino sia miglio-
re di un altro? Lascio per correttezza ad ognuno
di voi il modo di ragionarci sopra. Vi ricordo sol-
tanto un fattore determinante: il rapporto qualità-
prezzo. Ed è proprio qui che siamo vincenti.
Ora, vediamo alcune delle nostre celebrità regio-
nali, concentrandoci sulla denominazione di ori-
gine controllata e garantita Conero Riserva, per
concedere poi il passo ai tanti altri grandi rossi
regionali DOC e IGT nelle successive edizioni di
Sommeliers Marche Magazine.
Quando la qualità supera
di gran lunga il prezzo
Grandi Rossi
Marca
di
Gualberto Compagnucci
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