Sommeliers Magazine Marche n. 27 - page 8

Si organizzano addirittura mattanze per cattu-
rarli. E nell’isola di Sulawesi (Indonesia) esistono
macellerie specializzate con tanto di bancone
espositivo, addirittura interi mercati, per la
vendita al pubblico di questi animali, ed an-
cora tante altre stranezze. Mio figlio Alan, di
professione chef, tornò, dopo una vacanza da
questa lontana isola indonesiana, letteralmente
disgustato da quanto visto in merito. Che dire poi
delle pupe di baco da seta? Un cinese a dieta vende-
rebbe la moglie per gustarsene un bel piatto fritte.
Grilli, cavallette, blatte, cicàle, mantidi, coleotteri,
scorpioni, bruchi, vermi, larve, mosche, formiche
giganti, termiti e quant’altro il microcosmo sotter-
raneo ed aereo possa ospitare entrano nelle pareti
bollenti dei wok della cucina asiatica. Pensate che
fra i più prelibati sono considerati gli scarabei sa-
cri (stercorari); si, quelli che vivono in mezzo alle
feci dei bovini ed altri quadrupedi, adorati dagli
antichi faraoni egizi.
Comunque, certo è che non tutti gli insetti siano
commestibili. Alcuni possono essere tossici, altri
velenosi. Le specie commestibili più schifose, per
via delle carni amare, sembrano essere le blatte e
gli scorpioni.
In quasi tutte le città cinesi esistono locali spe-
cializzati che producono fritture miste di vari in-
setti. Li gettano nel wok bollente ovviamente da
vivi, come noi, anzi tutto il mondo fa con astici
e aragoste; quindi pensandoci un attimo, in fatto
di crudeltà anche noi dovremmo fare mea culpa.
Per via dell’alta temperatura le creature cercano di
scappare arrampicandosi sulle pareti di questo e
qualcuno prova a spiccare il volo. È un fuggi fuggi
generale che si conclude con la ricaduta degli ani-
maletti nel wok, avendo le pareti alte e scivolose.
Vengono quindi conditi in vari modi, con buon
uso di soia, spezie e accompagnati da verdure. In-
seriti poi all’interno di un cono di carta la gente li
mangia camminando per strada come gli inglesi
fanno con il
fish and chips
.
Che cosa ci bevono i cinesi con queste “delizie”?
Abitualmente birra o distillato di sorgo, ma nel-
le campagne vanno ad acqua, molto spesso non
potabile secondo la sanità europea. La cosa infatti
più pericolosa sotto l’aspetto salutistico è proprio
questa, non gli isetti che essendo animali a sangue
freddo non sono portatori di virus, a prescindere
dall’ eventuale tossicità o dal veleno. Se si capita in
qualche buon ristorante, magari ospiti di un sot-
tosegretario all’agricoltura cinese come accadde a
me a Pechino, beh, allora si potrà aver fortuna di
un calice di vino rosso (il rosso è in toto nella cul-
tura cinese). Ricordo che
in una trentina di portate
disposte su un grande
tavolo girevole
c’era, fra pollo,
maiale e pesce,
anche tutto ciò
che possa volare,
camminare e
strisciare.
Perché anche noi ci siamo messi a mangiare in-
setti? Sorpresa! Sembra proprio di sì. Il famo-
sissimo chef milanese Carlo Cracco, quello del
Peck, probabilmente stanco di cucinare cose
normali o quasi, si è messo in testa di passare
agli insetti. Ma con migliaia di ricette di cu-
cina popolare, borghese e innovativa italiana,
doveva arrivare a questo? Da quale musa sarà
stato ispirato? E mi chiedo, quali abbinamenti pro-
porrà ai suoi clienti, visto che Cracco gode della
consulenza di un sommeliers campione del mon-
do? Non farà mica come Marchesi che nella sua cu-
cina vede quali abbinamenti solo l’acqua!? No, no,
qui si abbinano sicuramente grandi vini!
I “gourmet” dicono che i suoi piatti a base di lar-
ve e insetti siano meravigliosi. Vediamone alcuni
esempi: cavallette brasate al vino rosso; uovo fritto
con larve secche, melanzane e pomodoro confit;
riso venere e bufalo bugs (vermi), quest’ultimi dal
gradevolissimo gusto di nocciola.
Beh, insomma, se un grande come Carlo Cracco,
che non è uno sprovveduto, si getta a tuffo in que-
sta avventura vuolo dire che veramente allora gli
orientali hanno ragione. E i giovani e moderni chef
italiani stanno raddrizzando le orecchie.
Ritorno quindi alle mie considerazioni ed espe-
rienze avute in Estremo Oriente. Gli insetti, per
lo meno alcuni come grilli e cavallette fritte, sono,
ahinoi, squisite. Ci vuole soltanto un po’ di corag-
gio, chiudere gli occhi e... aprire la bocca. Gli esseri
viventi più numerosi del nostro pianeta sono pro-
prio gli insetti: miliardi di stramiliardi. Conside-
rando quindi che gli scienzati avvisano che i futuri
problemi dell’umanità non saranno più il petrolio
ma l’acqua e il cibo, se vi capita di poterlo afferrare
prendete il coraggio a due mani e date un morso a
un grillo. Non si sa mai, meglio abituarsi.
Gli insetti sulle tavole
del “Bel Paese”
La copertina di “Wired”
dedicata al grande chef
Carlo Cracco e alla sua
‘particolare’ cucina
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