Abbinamenti
Un suggerimento provocatorio per i vini? Vista la
sapidità delle loro carni delicatamente aromatiche,
considerate le più ricche di proteine e in media pove-
re di grassi, e viste le cotture speziate e abitualmente
fritte, sia in olio profondo che cotte al wok, preferi-
ranno soprattutto vini bianchi morbidi e caldi, con
percettibili e complessi profumi.
Un Sauvignon o un Gewürztraminer potrebbero fare
al caso. Se stufati in vino rosso, alla moda di Cracco,
utilizzerete lo stesso vino, ma che sia ben profumato
e poco tannico, come una Lacrima di Morro d’Alba
giovincella, o anche un giovane Barbera. Con la spe-
ranza di non aver recato offesa a questi ottimi vini.
In Cina ho avuto la possibilità di abbinarci solo bir-
ra locale, quindi no saprei dire di più. Ma anche se
doveste gustare carne di alligatore, che non centra
nulla con gli insetti, la preferenza si indirizzerà circa
sulle stesse tipologie di bianchi, aumentando però
la freschezza e non escluderei delle nobili bollicine
se affumicato, come gustato e abbinato a Londra in
uno stand fieristico paraguaiano.
Al di la del profilo un po’ delirante, la scienza sem-
bra non aver nulla in contrario contro questo
tipo di alimentazione. Sotto l’aspetto nu-
trizionale sono, come dicono, animali
ricchissimi di proteine nobili, anzi, in
senso totale i più ricchi.
Ma che schifooo! Sì, è vero! Però, chie-
diamoci anche se un suino sia più pulito di un in-
setto? Sono invece i tipi di cotture orientali a creare
dei dubbi. Contro la nostra nuova filosofia di quelle
a bassa temperatura questi le adoperano elevatissi-
me e i punti di fumo dei loro pessimi oli di palma
sono troppo bassi per sopportarle; tra l’altro quasi
sempre aggiunti di grassi idrogenati e quindi iper-
colesterolizzanti. Va un po’ meglio quando adope-
rano olio di cocco. Nella grande cultura occidenta-
le di uno chef come Carlo Cracco tutto questo può
assumere un valore diverso e innovativo perché
qualche “gourmet” ha esultato? Possiamo credere
che le guide aumenteranno i valori ai ristoranti
con tali proposte entomogastronomiche?
Non vorrei sembrarvi un contraddittore, ma voglio
spezzare una lancia a favore, non di Cracco, ma dei
poveri insetti. Sembra che questi non consumino
cibi OGM, ma assolutamente naturali. Sono più
puliti, in gran parte, di quello che pensiamo. Non
sono di allevamento, ma come natura crea. Non
esiste al momento un mercato del surgelato: al li-
mite quello dei secchi. Dicono anche che il loro
consumo ridurrebbe di molto l’uso di pesticidi.
Dopo quattro generazioni poi si riproducono a
milioni. È addirittura un alimento suggerito e
garantito dalla FAO. Beh, se volete togliervi
lo sfizio di provare, di
food shop
orientali ce
ne sono ormai a bizzeffe, sparsi anche nelle
piccole città di provincia. Ma, occhio alle
giuste tecniche di cottura: informatevi
bene. Chi sa, che un sabato sera diverso
con amici a casa vostra possa poi di-
ventare, dopo l’esperienza, un ap-
puntamento fisso mensile fra voi,
loro e gli insetti. Bene anche
per le cenette romantiche
di coppia; dicono che
l’effetto afrodisiaco sia
garantito e... stimola la
trasgressione.
Concluderei, senza vo-
lerne minimamente al
comunque grande chef Carlo Cracco, che non solo
la cultura, le abitudini, la memoria, gli stili, ma
anche la nostra sensibilità ci impedisce di andare
oltre a ciò che babbo e mamma ci hanno insegnato
e al modo in cui ci hanno allevato.
Noi siamo noi, e non andiamo in giro con il gon-
nellino di banane! Non ci bastano le stramigliaia
di deliziose ricette della nostra grande cucina e…le
altrettante reinventate? Ma ci pensate ad una car-
bonara elaborata con soffritto di grilli, anziché una
bella, gustosa e grassoccia pancetta, per seguire le
mode stravaganti e trasgressive di chi non ha nien-
taltro a cui pensare? Evviva la cucina
dal colore rosso, bianco e verde e...
il problema sopravvivenza
lasciamolo ai poveri posteri!
Spero abbiate capito da qua-
le parte pendo, a meno che
non sia il governo a ridurci di
dover mangiare grilli e cavallette.
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