Sommeliers Magazine Marche n. 27 - page 16

Questo è territorio di assoluti vitigni autoctoni
quali il Lauzet, il Camarelet, l’Arruffiac, il Corbu il
Gros Manseng, introvabili in qualsiasi altro dipar-
timento viticolo francese. Famosi da sempre anche
i vini del Bergerac i cui bianchi nascono da Ugni
Blanc e Sauvignon ed i rossi da Cot e Périgord.
Nell’Appellation Côtes de Bergerac dominano in-
vece i rossi da vitigno Merlot. Moltissime sono le
Appellation del Sud-Ovest produttrici di bianchi
secchi, moelleux e rossi. Citiamo il Béarn, specia-
lizzato nella produzione di vini rosé ed in parte di
rossi. Ed ancora il Madiran con i suoi robusti
rossi, il Pacherenc du Vic Bilh, fratello bianco
del Maridan, Iroléguy, produttore di bianchi
e rossi da uve autoctone come sopra citato.
Le Appellation del Sud-Ovest si rincorro-
no ancora con i Montravel, i famosi Cahors
con i suoi rossi da Tannat e Merlot ed anco-
ra i Gaillac con la sua ricca gamma di bian-
chi che nascono da vitigni Semillon, Musca-
delle, Mauzac, Ende-l’El ma anche di rossi da
uve Gamay, Brancol, Duras.
A prescindere da qualche territorio
come il Monbazillac questi vini, di co-
munque buona qualità, non sono nel-
le condizioni, però, di competere con
quelli delle regioni elette di Francia.
C
orsica
Vista la sua collocazione geografica compresa fra
le rotte fenicio-elleniche e romane, i vigneti corsi
sono paragonabili per datazione a quelli del Lan-
guedoc e della Provenza: quindi antichissimi. Non
sempre comunque si pensa che questa possa essere
un’isola, che oltre a un concentrato turismo, possa
dare i natali a gradevoli e fragranti vini.
Sono stati soprattutto i genovesi ad impiantare e
custodire quelli che ancora oggi vegetano nei suoi
terreni, pur selezionati poi nella metà del XIX se-
colo dai coloni rimpatriati dall’Africa.
È ovvio che il clima sia tipicamente mediterraneo
ed i terreni ben fertili. I vitigni tradizionali sono
per i bianchi il Vermentino (Malvasia di Corsi-
ca) e la Russula bianca (Ugni blanc); per i rossi:
il Nielluccio, lo Sciaccarello, il Syrah, Grenache e
Cinsault, probabilmente questi giunti dalla vicina
Provenza.
L’Appellation di base è Vins de Pays de l’Ille de Be-
autè, traducibile in “Vini dei Paesi della Bella Isola”.
Le altre Appellations d’Origine Controllées sono:
Patrimonio, Ajaccio, Vins de Corse, Coteaux duCap
Corse, Calvi, Figari, Sartène o Porto vecchio. Tutti i
vini comunque, soprattutto i bianchi, rispecchiano
le caratteristiche tipiche della mediterraneità.
Me lo ero promesso fin dalla prima parte
di giungere a delle conclusioni facendo
un parallelo fra l’enologia di Francia e
Italia. Il mondo è abituato da molto tem-
po a considerare i vini francesi al vertice
assoluto della qualità. Ho però anticipa-
to nella prefazione della prima parte che
i fattori storici e coloniali hanno aiutato
moltissimo questo paese.
Dagli Anni ‘60 in poi, l’Italia ha fatto
passi da gigante tutelando i propri vini
con la nascita della Denominazione
d’Origine Controllata. La sigla stessa
DOC, indica che nel vino italiano che
gode di questa denominazione i con-
trolli sono vincolati ad una legislazione
fatta su misura e tutto ciò che essa com-
porta dagli impianti viticoli alla nascita
della sacra bevanda, fino all’affinamen-
to e all’imbottigliamento. Le AOC fran-
cesi, sinonimo di DOC, partono circa
trent’anni prima, ma ottant’anni dopo la
nascita dei cru bordolesi che avevano già
una qualificata certificazione della qua-
lità. Si arriva poi in Italia alle DOCG,
selezionando e qualificando ancor più
le produzioni interessate. Ora però non
possiamo pensare che queste categorie
di vini siano vincenti rispetto ad esem-
pio alle IGP (già IGT).
Basti pensare che il Sassicaia lo è stato
per parecchi anni e che il grande Pelago
della Umani Ronchi ancora lo è, oppure
che la prestigiosa Jerman abbia preferito
abbandonare le DOC e produrre IGP.
Questo potrebbe dimostrare che è la fac-
cia del produttore a garantire la qualità
dei propri vini e non la legislazione.
Anche in Francia il nome del produttore
è sinonimo di garanzia, e quel 1
r
Grand
cru può essere considerato come attac-
care uno scudetto giallo con un cavalli-
no nero rampante alle proprie bottiglie.
Anche le auto americane Mustang e Vi-
per hanno un grandissimo motore ma...
non hanno il cavallino. Come conside-
reste voi un paragone fra uno Château
Margaux e un Darmagi di Angelo Gaja?
Al pari? Uno superiore all’altro? O an-
cora un Montrachet contro un Cervaro
della Sala di Antinori? E...per entrare a
casa nostra un Verdicchio Balciana di
Sartarelli, o un Mirum di Cifola o anco-
ra un Podium Garofoli, un San Miche-
le Bonci e diversi altri ancora, messi a
confronto con uno Chablis Grand Cru
Vaudésir? Beh certo, questi sono Ver-
dicchio e l’altro è Chardonnay, quindi
con caratteristiche diverse. Ma se dove-
ste considerare soltanto l’aspetto gusto
olfattivo di questi, in una degustazione
bendata, cosa ne verrebbe fuori? Ancora
un pareggio, o sorprendentemente una
vittoria dei Verdicchio? Oppure l’oppo-
sto? Non lo sappiamo con certezza ma...
sarebbe grandioso provarci.
Le aziende italiane che producono vini
di altissima qualità e di ogni tipologia:
dagli spumanti ai bianchi fermi, dai
rosati ai rossi ed ancora ai passiti, sono
oggi tantissime. Nessuna regione si esi-
me dalla miglior qualità: dall’Alto Adi-
ge, alla Sicilia. Quindi il vino italiano di
alta qualità è perfettamente spalmato in
tutte le regioni. In Francia non è proprio
così; si va dalle alte concentrazioni di
certe regioni come Bordeaux, Champa-
gne, Borgogna, Alsazia, Loira , Provenza
– Côtes du Rhône e Languedoc, produ-
zioni ben note al mondo, per finire poi
in regioni le cui produzioni sono più che
altro un corollario, di buon pregio, ma
con scarse eccellenze. Quindi la qualità
francese è meno spalmata in tutto il ter-
ritorio nazionale.
C’è ancora il rapporto qualità prezzo a
collocare in pole position il vino italia-
no, sia nei vini di base che in quelli top
di gamma. Mi piacerebbe moltissimo
poter organizzare una super degustazio-
ne comparativa dei blasoni di Francia e
d’Italia e... sicuramente bendata e blin-
data. L’unico problema, in una situazione
di crisi come questa, considerando dieci
degustatori, il costo sarebbe, hainoi, for-
se più di un migliaio di euro a testa e...
le banche hanno smesso di erogare mu-
tui. Nel rispetto comunque dei grandi di
Francia, viva il grande vino italiano!
conclusioni
16
1...,6,7,8,9,10,11,12,13,14,15 17,18,19,20,21,22,23,24,25,26,...40
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