È considerato da sempre il piatto più rappresenta-
tivo della città di Ancona. Pur sembrando strano,
viste le origini artiche dell’ingrediente base che lo
denomina, lo Stoccafisso entra nella storia della
gastronomia dorica circa 580 anni fa; è quindi il
più antico piatto marchigiano codificato.
Torniamo con l’immaginazione indietro nel tem-
po, risalendo la storia alla prima metà del XV se-
colo. Attraverso il diario di uno dei personaggi
veramente esistiti e coinvolti, del quale mi imme-
desimo, vi narro la vera storia di come questo stra-
ordinario pesce sia giunto sulle nostre tavole dopo
tante peripezie.
Dalle memorie di me medesimo
nostromo Cristoforo Fioravanti
(di origini toscane ma operante nella
città di Ancona nel XV secolo)
“Mar Mediterraneo orientale - Isola di Candia, 25
aprile dell’Anno Domini 1431. Siamo inbarcati su
una Caracca veneziana denominata Querina, di
proprietà e agli ordini del comandante Pietro Que-
rini, potente patrizio veneziano e commerciante in-
ternazionale di ogni genere.
L’equipaggio si compone di 68 uomini di diverse na-
zionalità, più il luogotenente Nicolò De Michele e il
comito me medesimo Cristoforo Fioravanti.
Come da diario di bordo, dopo aver stivato 800 ba-
rili di vino Malvasia, cotone, speziali, cera e molte
altre mercanzie di pregio per 500 tonnellate, issia-
mo le vele verso le colonne d’Ercole.
Superata Cadice si fa rotta su Lisbona facendo sosta
alcuni giorni per opere di riparazione del vascello.
Si salpa lasciandoci alle spalle la bella città lusita-
na e si punta a nord dove ci attendono i porti delle
Fiandre e quelli baltici di alcune città anseatiche
tedesche. Entrati nel Mar Cantabrico, tra i Paesi
Baschi e la Francia, si fa scalo in un paio di porti
bretoni a scaricare un po’ di mercanzie.
Si risalpa facendo vela verso la Manica, ma una
violenta burrasca ci strapazza per diversi giorni
spingendoci alla deriva. Riprendiamo con fatica il
controllo del vascello ma abbiamo totalmente perso
la rotta per le Fiandre e ci rendiamo conto di es-
sere finiti oltre l’Irlanda occidentale. Spinti dalla
corrente atlantica la caracca scivola veloce sulle al-
gide acque del Mare del Nord. Il cielo è plumbeo e
la temperatura si è abbassata notevolmente. Il nord
Atlantico è un mare perennemente inquieto, diven-
tando molto cattivo oltre il circolo polare artico.
Da qui, frustati dai potenti marosi cerchiamo di-
speratamente un fortunato approdo in chi sa quale
lido. Il mare ingrossa sempre di più. Le onde spez-
zate dalla prua della Caracca si infrangono con
violenza sul ponte che beccheggia spaventosamente.
L’EPOPÈA DI UN PESCE
ARRIVATO DAL MARE DEL NORD
STOCCAFISSO
LO
Gualberto Compagnucci
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