La sede storica della cantina
Corban, fondata nei primi
anni del ‘900 a Henderson
(Auckland) e oggi divenuta la
Corban’s Estate Arts Centre
(foto a sinistra)
Il negozio ambulante
della cantina Corban
(foto a destra)
Le vigne della Rippon Winery
sul Lago di Wanaka
I coloni europei, soprattutto francesi, spagnoli e
dalmati, emigrati fra il XIX e il XX secolo, contri-
buirono all’espansione dei vigneti neozelandesi;
fra loro spicca il libanese Assid Abraham Corban,
che riuscì ad imprimere un’orma duratura di sé
nella storia dell’industria vitivinicola neozelande-
se e divenire uno dei colossi del settore a tutt’og-
gi esistente. Assid, già noto per il suo negozio di
oggetti orientali, nel 1902 acquistò una tenuta a
Henderson, alle porte di Auckland, e la chiamò
Mt Lebanon Vineyards mosso da un sentimento
di nostalgia per il suo Paese d’origine dove, nella
vecchia vigna di famiglia, apprese i rudimenti atti
a svolgere con successo la coltivazione delle piante
e le successive fasi di lavorazione in cantina. L’e-
sperienza sul campo viticolo, la lungimiranza e
l’abilità imprenditoriale contraddistinsero il suo
operato e già nei primi anni di attività divenne per
i concorrenti un modello da imitare.
I frutteti e i vigneti della varietà nativa americana
isabella di Vitis labrusca, chiamata anche Fox Gra-
pe, vengono presto sostituiti dalle talee di Syrah,
Pinot Meunier, Cabernet Sauvignon trasformati in
vini premiati e venduti inizialmente tramite il suo
simpatico negozio ambulante, griffato Corban’s
Wines, dando vita in tal modo a una sorta di sin-
golare e profittevole pubblicità in tutta la regione.
Il podere ben curato di Corban impressionò anche
l’esperto enologo italiano Romeo Bragato, allievo
della Scuola Enologica di Conegliano istituita con
Regio Decreto di Vittorio Emanuele II°, invitato
nel 1895 dal Governo anglo-australiano dello stato
di Victoria per esaminare i terreni e il clima del-
la Nuova Zelanda, con l’intento di far decollare lo
sviluppo viticolo del Paese non ancora del tutto in-
dipendente dalla Corona inglese.
Bragato e il suo entourage di tecnici individuaro-
no tre zone particolarmente promettenti, la Baia di
Hawke, Wairarapa e il distretto di Central Otago.
Non tardò, inoltre, a presentare la relazione sulle
prospettive di viticoltura con le relative istruzioni
per la semina e la potatura, completando il proget-
to con la creazione di un collegio sperimentale e
annessa azienda agricola finalizzata a concludere il
ciclo produttivo fino all’imbottigliamento.
Con grande entusiasmo, sotto la supervisione di
Bragato, nel 1897, furono impiantate le prime ta-
lee nella fattoria sperimentale di Te Kauwhata,
nella regione di Waikato, dove i dolci lineamenti
del paesaggio lacustre riconducevano le memorie
dell’italiano agli ambienti familiari del Nord-Est
della sua Terra lontana, occupata allora dall’Impe-
ro Asburgico.
Le prime barbatelle sul portainnesto di Syrah,
Chardonnay, Pinot Nero, Riesling e dell’onnipre-
sente Cabernet Sauvignon, furono acquistate dal
Dipartimento dell’Agricoltura su suggerimento
dell’esperto italiano per barbicare radici immuni
alla fillossera, che fece capolino sporadicamente già
nei primi viaggi ispettivi. Sebbene cercò di rendere
edotti gli agricoltori sulle disastrose conseguenze
potenzialmente causate dal piccolo pidocchio della
vite che, pungendo le radici fa soccombere in breve
tempo la pianta, i suoi consigli rimasero disattesi.
La maggior parte dei viticoltori ne pagò inevita-
bilmente le conseguenze con lo sradicamento delle
piantagioni devastate dalla minuscola e spietata
larva che raggiunse ogni angolo vitato della Terra.
Di seguito, Bragato, pubblicò un’opera di grande
successo descrivendo le tecniche di innestatura
della vite europea su portainnesti americani e ri-
portando suggerimenti utili per un sano e corretto
accrescimento della pianta ambientata in vari pe-
doclimi. Romeo Alessandro Bragato sollecitò an-
che il concretizzarsi di un organismo competente
in ogni distretto, al fine di determinare le varietà
più adatte per ogni terroir, raccogliere e diffondere
i dati relativi ai fattori fisico-chimico-microbiolo-
gici dell’ambiente pedoclimatico e quant’altro age-
volasse l’intrapresa dei vignaioli.
Ogni areale avrebbe poi goduto in notorietà per lo
specifico vino prodotto, come nei territori vocati
più famosi del Vecchio Continente.
I vini prodotti nella piccola cantina realizza-
ta nel 1901 presso la stazione sperimentale di Te
Kauwhata, riuscirono a riscuotere un gran succes-
so all’Esposizione Franco-Britannica, frutto della
cooperazione fra i due Paesi, organizzata a Londra
nel 1908 in un contesto sontuoso.
25