Fu in quest’ultima occasione che la Marina britan-
nica decise di inviare il valente cartografo militare
James Cook per osservare dall’isola di Tahiti, in
Polinesia, il passaggio di Venere fra la Terra e il
Sole. Quando Cook, promosso tenente e nomina-
to comandante della spedizione, salpò con il suo
Endeavour dal porto di Plymouth il 26 agosto del
1768, il governo gli affidò un’altra missione segreta,
ovvero di spingersi in acque inesplorate per pro-
vare l’esistenza del grande e misterioso continente
meridionale e eventualmente entrarne in possesso
in nome della Corona inglese.
Effettuato il periplo per la prima volta da una nave
europea, si ebbe la conferma dell’inesistenza dell’i-
potizzato continente e della sua erronea attribuzio-
ne per mezzo di una sommaria ricognizione esplo-
rativa, avvenuta nel secolo precedente, da parte di
Abel Tasman, navigatore appartenente alla Com-
pagnia Olandese delle Indie Orientali, che battez-
zò la terra avvistata Nieuw Zeeland in onore della
Zelanda, provincia dei Paesi Bassi; nome poi angli-
cizzato dai discendenti di Albione.
La Nuova Zelanda, ultimo lembo di terra capace di
offrire un focolare accogliente, fu visitata per la pri-
ma volta, circa mille anni fa, da popolazioni di stir-
pe e lingua polinesiana, quando in Cina già stam-
pavano i libri sui blocchetti di legno o in Marocco
apriva i battenti la prima università del mondo.
Fu il navigatore polinesiano Kupe,
secondo i racconti tramandati di
generazione in generazione, a
scoprire l’Isola più a nord avvol-
ta da una lunga nuvola bianca, da
qui il nome originale del Paese,
Aotearoa, nel mentre sfuggiva l’ira
dei familiari del cugino ucciso, du-
rante una battuta di pesca in mare aper-
to, con il turpe fine di rapirgli la consorte.
Kupe infine tornò in patria e, fra racconti
avventurosi e incontri fantasiosi, aprì la via
d’accesso all’arcipelago fecondo. Passati cento
o forse duecento anni, fra miti e leggende basati
come sempre su qualche fondo di verità, nuclei di
tahitiani e delle Isole Marchesi intrapresero il viag-
gio con la necessità di cercare spazi vitali più vasti e
fruttuosi, sempre più scarseggianti sulle loro minu-
scole isole. I nuovi arrivati si stabilirono sulla “terra
dei moa”, battezzata così secoli dopo dagli invasori
inglesi per la presenza di un gigantesco uccello as-
somigliante allo struzzo, chiamato dagli autoctoni
moa, che fino a circa tre secoli fa costituì la base
della loro alimentazione insieme al barracuda, al
taro, un tubero commestibile, e al kumara, patata
dolce sopravvissuta durante il viaggio dalla madre
patria, arrivata chissà come dal Centro-America. A
seguito della scoperta ufficiale, da parte di Cook, le
isole cominciavano a popolarsi di ricercatori, stu-
diosi, inglesi protestanti, cacciatori di foche e di
balene, commercianti di lino, mercanti di legname,
ma anche di ex detenuti di una colonia penale au-
straliana; motivo per cui Samuel Marsden, mem-
bro della Chiesa anglicana e secondo cappellano
alla missione del reverendo Richard Johnson, il
primo religioso cristiano in Australia, fece pres-
sioni sulla Church Missionary Society per creare
una stazione ecclesiastica in Nuova Zelanda, con lo
scopo di fermare le persecuzioni contro i Maori e
divulgare gli ideali nobili. Infatti, a partire dal 1814,
ovunque lui andasse, diffondeva oltre alla parola di
Dio, i principi del diritto e della scienza. Disquisiva
di navigazione, insegnava la lettura e la scrittura,
illuminava sui metodi colturali ponendo le basi
dell’economia vitivinicola neozelandese; mettendo
a dimora lui stesso nel 1819 i primi ceppi di vite in-
trodotti dall’Australia, a Kerikeri, nella regione di
Northland, parte settentrionale dell’Isola del Nord,
asserendo le parole trascritte nei testi di storia: “La
Nuova Zelanda promette di essere molto favorevole
alla vite, per quanto posso giudicare allo stato at-
tuale della natura, del terreno e del clima”.
Un altro personaggio di spicco nella storia della
Nuova Zelanda fu James Busby, ritenuto il padre
della viticoltura neozelandese, che sbarcò nel mag-
gio del 1833 nella pittoresca Bay of Islands, sulla
calda e umida Isola settentrionale, importando un
gran numero di vitigni selezionati in Francia e in
Spagna dove ebbe la possibilità di apprendere il
mestiere del vignaiolo prima ancora di trasferirsi
con i genitori nel New South Wales, in Australia,
mettendo in pratica gli insegnamenti e sperimen-
tando la viticoltura, per poi dar vita a numerose
pubblicazioni tematiche.
Queenstown,
Central Otago
Le Regioni
Vinicole della
Nuova Zelanda
Auckland
Bay of Islands
Napier
Wellington
Christchurch
BAY OF PLENTY
WAIKATO
GISBORNE
HAWKES BAY
AUCKLAND
WAIHEKE
MATAKANA
NORTHLAND
Queenstown
MARLBOROUGH
NELSON
CANTERBURY
North
Island
South
Island
WELLINGTON
CENTRAL OTAGO
24