Sommeliers Magazine Marche n. 42 - page 10

Molte sono le ragioni per dire che lo spumante vale
molto più di un brindisi, pur festaiolo che sia. Le
bollicine, quelle di qualità, sono adatte ad accom-
pagnare un pasto per tutta la sua durata, regalando
sensazioni uniche e, talora, inaspettate. Sarà per la
finezza e la poliedricità di questo nettare che il gu-
sto dei cibi risulta esaltato, senza soverchierie.
Come ben trasmette la didattica AIS, l’effervescen-
te acidità riesce a stemperare le sensazioni grasse
di piatti corposi, lasciando un piacevole senso di
pulito che invita ad un ulteriore boccone. La friz-
zantezza stessa, congiunta ad un tenore alcolico
mai troppo elevato, regala un dopopasto “leggero”.
Ma se si tratta di champagne subentra un fascino
tutto particolare, per l’alone di leggenda che av-
volge le sue origini, per la lunga e nobile tradizio-
ne che ha alle spalle e per il romanticismo di una
lavorazione che, pur da tempo abbondantemente
supportata dalla tecnologia, resta sempre ancorata
nella immaginario comune al profilo di una mano
amorevole che controlla e “muove” la bottiglia.
“Champagne” è una parola fortemente evocativa,
che immancabilmente cattura la fantasia e scioglie
il desiderio di sorseggiare (o anche
sabler!
) questo
vino simbolo di preziosità ed eleganza.
Così il primo venerdì di marzo, alle soglie di una
primavera incipiente, ma che ancora non lasciava
presagire il fuoco di un’estate precoce ed intensa,
in molti, tra sommelier, appassionati a vario tito-
lo e amanti irriducibili delle bollicine d’Oltralpe,
si sono ritrovati a Civitanova Marche, nell’ampia
location
dell’hotel ristorante Cosmopolitan, per
seguire una degustazione organizzata da AIS Ma-
cerata e condotta dal dott. Guido Invernizzi, noto
ed apprezzato relatore AIS della Lombardia.
Ben cinque gli champagne, uno per ogni regione
storica, compresa la Côte de Sezanne, solitamente
considerata un
continuum
della Côte de Blancs.
Pur nell’idea che il
terroir
dello champagne sia
uno ed unico per le sue magiche caratteristiche, da
ciascun vino sono ovviamente emerse peculiarità
e tratti distintivi che hanno sorpreso anche i palati
più esperti ed esigenti.
A partire dal “Brut Le Nombre d’Or Campaniae
Veteres Vitae” 2012 Aubry (Montagne de Reims),
da uve in prevalenza chardonnay, pinot meunier
e pinot noir (e con piccole ma significative per-
centuali di antiche e rare, quali fromenteau ed en-
fumé): un tripudio di agrumi, mela verde, lievito
croccante, e sapidità ben rilevabile al gusto.
LA MAGIA DI UN TERROIR
Patrizia Zega
Sommelier
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