Sommeliers Magazine Marche n. 42 - page 13

La storia
Le fonti che abbiamo a disposizione dimostrano
come il Vermouth, nella formulazione che noi oggi
conosciamo, abbia un’origine esclusivamente to-
rinese, ci sono numerose citazioni al riguardo nei
testi italiani di metà ottocento, sul libro di Strucchi
sul Vermouth leggiamo
“Il Piemonte culla di pa-
trioti ci ha dato i più dotti ed esperti enologi. E il
Vermouth, che deve all’industria piemontese la sua
fortuna e la sua rinomanza, è certamente il più co-
nosciuto e apprezzato degli aperitivi”
.
Alla fine del XVIII secolo a Torino si verificarono
una serie di situazioni che resero possibile la nasci-
ta del Vermouth come oggi lo conosciamo, prima
fra tutte la disponibilità delle spezie necessarie alla
sua produzione che arrivavano dalla vicina Geno-
va, la presenza del Moscato (vitigno autoctono for-
temente zuccherino e aromatico) la cui produzione
ebbe in quegli anni un incremento, infine la mente
che mise insieme tutte le cose e portò alla produ-
zione del primo Vermouth.
ATorino verso la fine del 1700 lavorava Antonio Be-
nedetto Carpano, di origini biellesi, che lavorava
come garzone nella liquoreria Marendazzo
(aperta nel 1780) sita in Piazza delle Fie-
re (oggi Piazza Castello), questo luogo
(che verrà convertito in un bar aper-
to ventiquattro ore al giorno per
soddisfare le richieste della cliente-
la torinese in fatto di Vermouth) fu
aperto in un luogo molto strategico:
poco lontano dai centri del potere
di Casa Savoia (Palazzo Madama e Pa-
lazzo Reale), vicina ai bar più importanti della città
come il Fiorio che era conosciuto come un secondo
parlamento dove i politici erano soliti discutere nel-
le sale ai piani superiori, poco vicino nascerà il Caf-
fè Mulassano che faceva accompagnare il famoso
tramezzino, di cui fu inventore a inizio Novecento,
con il classico “Punt e Mes”.
In questo contesto e con i fermenti risorgimentali
che cominciavano ad animare la futura capitale d’I-
talia, Carpano cercò fortuna. Cominciò ad elabora-
re un prodotto a base vino Moscato (che a Torino
si trovava in grande quantità) seguendo i dettami
dell’infusione di frutta, erbe e spezie forte della
tradizione ecclesiale della Valsesia (dove lui viveva)
dove era forte l’influenza del Santuario di Oropa.
Il primo Vermouth fu elaborato nel 1786 e il succes-
so fu immediato, tanto che la liquoreria divenne il
luogo più frequentato della Torino di allora.
Il successo non passerà inosservato neanche alla
corte sabauda con il Re Vittorio Amedeo III che
dopo aver ricevuto in dono un cesto, ordinò che
venisse interrotta la produzione del Rosolio (il li-
quore consumato in quegli anni dai Savoia), e che
venisse portato immediatamente in Vermouth a
corte. Spesso si dibatte se sia stato o meno Carpa-
no a inventare il Vermouth, infatti secondo alcuni
studiosi già nel 1763 a Torino esistevano ricette
di vini all’assenzio, molte liquorerie produceva-
no prodotti simili con ricette proprie ma nessuno
ebbe il successo del prodotto elaborato da Carpa-
no la cui bottega divenne una tappa obbligata per
turisti, nobili, politici, e borghesi.
La ragione del successo è molto semplice, si ispi-
rò ad una preparazione medica e la adattò all’uso
modano, rese piacevole l’uso di zucchero e spezie
dolci e del vino di allora che “sapeva di zolla e di
cantina” e quindi poco adatto al palato fine della
classe dirigente torinese. Nel 1906 Strucchi scri-
ve
“è incontestato che il Vermouth, se non i natali,
ebbe in Piemonte, e precisamente a Torino, il batte-
simo della rinomanza”
a cui segue “primo a prepa-
rare e a porre in commercio il Vermouth a Torino
fu Antonio Benedetto Carpano attorno al 1786
nel negozio Marendazzo sotto i portici di Piazza
Castello”. Martedì 18 gennaio 1916 sulla Stampa
compare questo titolo
“La serrata di Carpano: un
Lo storico Caffè Mulassano
a Torino
Assenzio maggiore
(Artemisia
absinthium)
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