vere e proprie industrie, quasi tutti i marchi nac-
quero a Torino, in pieno centro e poi si trasferiro-
no per motivi logistici all’esterno, o vicino a zone
viticole come Cinzano a Santa Vittoria d’Alba, o
vicino a snodi ferroviari importanti come la Mar-
tini a Pessione o Carpano al Lingotto.
Alcuni marchi importanti ora sono scomparsi tra i
quali Cora merita una menzione particolare, infatti
i fratelli Cora nel 1835 furono i primi ad esportare
il Vermouth in America, la loro azienda era situata
sotto i portici di Piazza San Carlo e poi fu trasferita
nel Roero, aprirono anche un bar di proprietà a To-
rino in Piazza Venezia, nel 1984 divenne proprietà
della casa vinicola Bosca che ne 2013 decise di in-
terrompere la produzione di Vermouth.
Alcuni marchi scomparsi invece ora stanno ritor-
nando in auge come Chazalettes e Peliti’s la prima
famosa per le bellissime pubblicità, le cartoline in
stile liberty e le rare bottiglie ancora oggi oggetto
di collezione, la seconda divenne famosa per la pro-
duzione di Vermouth per la Casa Reale Inglese.
Ci sono poi i marchi storici famosi in tutto il mondo:
Carpano a cui si deve anche l’invenzione del Punt
e Mes ovvero un Vermouth dove è molto presente
la tendenza amarognola della china, la sua nascita
la si deve ad un agente di borsa che era solito ordi-
nare Vermouth ulteriormente amaricato da mezza
dose di china questo portò alla nascita nel 1870 del
prodotto che oggi conosciamo; Gancia produttore
nel 1915 del primo Vermouth bianco della storia;
Martini importante per le intuizioni di marketing
tra glia Anni Cinquanta e Sessanta, in quegli anni
la parola Martini divenne una delle più conosciute
della lingua italiana al pari di pizza e spaghetti, Mia
Martini (al secolo Domenica Bertè), scelse questo
pseudonimo per il lancio dei suoi dischi all’estero;
Cinzano si rese conto per primo dell’importanza
della pubblicità nei luoghi strategici tramite dipinti
su mura, in Italia non c’era muro di casa o di ca-
scina sulle principali vie di comunicazione che non
recasse un dipinto a sfondo rosso e blu con la scritta
bianca dell’azienda; Cocchi elaborò il primo Baro-
lo Chinato, fu il primo a capire l’importanza dei
Flagship Store, ovvero i negozi dove poter vendere
e promuovere i suoi prodotti, i Barolino Cocchi fu-
rono dodici e alcuni soprattutto Asti, Torino e Sa-
vona sono tutt’ora in attività. A tutte queste aziende
si aggiungono un gruppo di produttori che sono
o case vinicole o aziende storiche in ripresa dopo
la crisi degli Anni Settanta e Ottanta, queste sono:
Contratto, Bordiga, Anselmo, Casa Vinicola Scar-
pa, Gamondi, Mulassano, Riserva Carlo Alberto,
Luigi Spertino, Distilleria Quaglia.
Infine ci sono i grandi produttori, che producono
migliaia di bottiglie per mercati esteri e che agisco-
no anche come produttori conto terzi di prodotti
a marchio, dal momento che non è possibile per
la legge italiana produrre sotto lo stesso tetto vino
e Vermouth, tra questi citiamo: La Canellese, Per-
lino, Toso, Torino Distillati. Il fenomeno dei bar-
man ha portato allo sviluppo di un vero e proprio
prodotto, in evidenza ci sono: Mancino Vermouth,
Oscar 697, Macchia. E poi ci sono i semplici appas-
sionati come: Turin Vermouth, BVB, Belle Epoque,
Antica Torino, Rovero, Liquorificio Mainardi.
La miscelazione
Il Vermouth è protagonista della miscelazione di
cocktail, la sua complessità aromatica ne fa già un
cocktail pronto con una semplice aggiunta di soda,
fino ad arrivare ai grandi classici come America-
no e Negroni, fino al Torino Cocktail, il Vermouth
veniva servito in flute molto stretti o all’interno di
bicchieri di piccola capienza, che veniva appog-
giato su un piattino di piccole dimensioni con un
centrino per evitare lo scivolamento, il Vermouth
era servito fresco, o refrigerato dalle prime ghiac-
ciaie o a temperatura di cantina spesso diluito con
uno spruzzo di soda. Con l’arrivo delle macchine
fabbricatrici di ghiaccio si dovette cambiare servi-
zio e arrivarono i bicchieri capienti al cui interno si
potevano miscelare anche i cocktail.
Vermuttino:
6 cl di Vermouth rosso di Torino, uno
schizzo di soda, scorza di limone.
Americano Argentino:
3 cl di Vermouth Dry, 2 cl
di Bitter Campari, 0,5 cl di vaniglia sciroppo, 5 cl
di soda.
Negroni:
3 cl di Vermouth rosso di Torino, 3 cl di
Bitter Campari, 3 cl di Gin.
Martini Dry Cocktail:
6 cl di Gin (preferibile Lon-
don Dry classico), 1 cl di Vermouth Dry.
Torino Cocktail:
2 cl di Vermouth rosso Cinzano,
2 cl di Vermouth rosso Martini&Rossi, 2 cl di Ver-
mouth Cora, 2 cl di Vermouth Ballor, 2 cl di Grap-
pa piemontese non invecchiata da vitigno rosso, 4
gocce di Angostura.
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