Sommeliers Marche Magazine 46 - page 9

Quello di Mendoza come concentrazione è stima-
to il vigneto più esteso del mondo e moltissime
sono le cantine operanti.
Tra i produttori più in vista spiccano i nomi di di-
versi italiani e anche di enologi tra i quali Roberto
Cipresso, Tiziano Siviero e l’ex enologo di Antino-
ri Alberto Antonini cofondatore della Finta Altos
las Hormigas con Antonio Marescalchi, Attilio
Paglia e il nostro ingegner Antonio Terni della
Fattoria Le Terrazze di Numana che poi abbando-
nò l’impresa. Le Bodegas più note sono la Norton,
Altos las Hormigas, Tierra Altas, Matervini, Bon-
fanti, Cruzat, La Azul, DiamAndes, Patti, Catena
Zapata, Tapiz, Los Toneles e ancora... ancora.
Il Malbec abbandonato dai bordolesi dopo l’at-
tacco fillosserico trovava perfetto insediamento a
piede franco in Argentina. Quello di Mendoza è
una vera quintessenza e la qualità rasenta spesso
la perfezione: ammiccanti e avvolgenti profumi
di prugna matura, frutti di bosco e spezie, morbi-
dezza, tannini setosi, grande sapidità, equilibrio e
finezza da stupire. È superfluo dire che l’Asado di
Black Angus ne sia il matrimonio più felice.
Ma... ritorniamo al nord, a Jujuy, Catamarca e Sal-
ta. Qui i vigneti si ergono ad altitudini che vanno
dai 1500 a 2000 metri con punte estreme di 3000
e le temperature medie annuali, viste le altitudini,
oscillano tra i 18/20 C°.
Sono i vigneti più alti del pianeta che poggiano su
terreni di origine vulcanica, del resto come un po’
tutti i territori della cordigliera, con componenti
sabbiose che permettono una produzione viticola
di ottima qualità soprattutto nei confronti del vi-
tigno bianco aromatico torrontés che è un’ autoc-
tono tra i più interessanti.
Superfluo dire che gli autoctoni argentini siano
quelli introdotti dagli spagnoli di Francisco Pizar-
ro e dai suoi successori, oggi affiancati da diversi
vitigni internazionali. Oltre al torrontés furono
poi introdotti dai Gesuiti il criolla grande e ce-
reza, il muscat, il pedro ximenez, il tempranillo.
Altri vitigni giungeranno anche dal nostro Paese
come il sangiovese, bonarda e barbera.
La maestosa muraglia delle Ande frena i venti
dell’opposto versante Pacifico e media sul clima
con condizioni diverse da quelle cilene ma altret-
tanto favorevoli a produzioni di alta qualità.
Le alte temperature diurne si alternano alle fre-
sche notturne creando escursioni termiche parti-
colarmente vantaggiose.
Tra Argentina e Cile vi è sempre stata una forte
competizione sfociata a volte in minacce belliche
e si intende non tanto per il vino ma più che altro
per i confini patagonici, addirittura con barriere
di filo spinato e campi minati in ambo i territori
fino agli anni ‘80. I due Paesi ambiscono al prima-
to enologico del continente sud americano.
L’Argentina si attesta ad essere il quinto Paese
mondiale per produzione viticola, ma nella qualità
trova nel Cile un rivale di grande rilevanza.
Nei territori sopra citati di Jujuy e Catamarca oltre
al torrontés le produzioni viticole si allargano al
riojano, tannat, cabernet sauvignon, chenin blanc
e chardonnay che danno sovente vini con punte
qualitative di tutto rispetto, anche se queste zone
sono più sfruttate per produzioni di massa.
Asado
Carbonada
Mendoza
La cantina Altos las Hormigas. Da sinistra: l’agronomo
Pedro Parra, il co-fondatore ed enologo Alberto Antonini
e il consulente enologo Attilio Pagli.
REGIONI
VINICOLE
Regioni
settentrionali
Cuyo
(regioni centrali)
Patagonia
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