È una grande storia quella del Verdicchio che vo-
glio far partire dagli anni ‘60.
Sì, non intendo inoltrarmi nei meandri dei raccon-
ti del passato dei quali non abbiamo assolutamen-
te nessuna certezza e precise testimonianze come
quelli del cinquecentesco Fra Cimarelli da Cori-
naldo che collega il Verdicchio al sacco di Roma
del 410 d.C. da parte di Alarico: era Verdicchio…
si chiamava già così al tempo dei Visigoti o era un
qualsiasi altro vino forse antesignano dello stesso?
C’è chi asserisce di rimando che siano stati nel XV
secolo coloni veneti trasferitisi nelle Marche dopo
una pestilenza ad avere introdotto da noi tale viti-
gno assimilabile al trebbiano di Lugana e di Soave
e forse potrebbe starci.
Ma il Verdicchio come lo conosciamo oggi parte
dal periodo (1953) in cui un famoso architetto di
nome Antonio Maiocchi creò il suo più tipico con-
tenitore, con tanto di brevetto internazionale, che
lo distingueva da tutti i vini del mondo e commis-
sionatogli dall’imprenditore anconetano France-
sco Angelini, titolare della Fazi Battaglia: era l’An-
fora etrusca ed il vino venne denominato “Titulus”.
Una di quelle belle anfore verdi con il cartoncino
legato al collo (come ci sia arrivata non so) la si
trovò addirittura negli anni ‘90 in un bazar di un
villaggio del triangolo d’oro del Mekong ai confini
tra Thailandia e Laos. Beh… comunque la storia
commerciale del Verdicchio parte dagli anni ‘60.
La qualità di quel periodo fu in realtà alquanto di-
scutibile vista l’incontrollata sovra produzione a
causa della grande richiesta e diffusione interna-
zionale che ebbe. Nel 1968 arriva la DOC, un anno
dopo del fratello di Matelica, e successivamente
nascono i superiori, le riserve con la DOCG e si
qualifica sempre più la spumantizzazione, fino ai
passiti e botritizzati. Il Verdicchio passò a nuova
vita fino a divenire nel tempo e soprattutto negli
ultimi dieci anni il più riconosciuto bianco d’Italia
e sfidare oggi i più grandi vini bianchi del mondo;
il palmares è zeppo di trofei e riconoscimenti aurei
internazionali.
Il 31 agosto di quest’anno l’Istituto Marchigiano di
Tutela Vini guidato dal direttore Alberto Mazzoni
sotto la presidenza di Antonio Centocanti ha vo-
luto celebrare i 50 anni della DOC con un grande
evento svoltosi al teatro Pergolesi di Jesi. La IMT ha
fatto le cose in grande invitando come relatori quo-
tati giornalisti internazionali e opinion makers, un
famoso Chef Sommelier stellato e produttori al pa-
ri di Ampelio Bucci in pole position negli anni pas-
sati tra i personaggi che hanno contribuito a dare il
nuovo dignitoso volto al Verdicchio. Nei tre giorni
successivi all’evento sono state organizzate delle
maxi degustazioni con quaranta esperti giornalisti
giunti da tredici Paesi del mondo.
Un grande, grandissimo vino il Verdicchio di oggi
giudicato da molti, che che ne dicano gli estimatori
di Chablis e Montrachet, addirittura come il Bian-
co più grande del pianeta, considerando anche il
vantaggiosissimo rapporto qualità-prezzo soprat-
tutto nei confronti dei su citati.
Onore al merito al grande Verdicchio... orgoglio
delle Marche.
Celebrati a Jesi i 50 anni di grande carriera
Verdicchio dei Castelli di Jesi
G.C.
Alberto Mazzoni, direttore
dell’Istituto Marchigiano
di Tutela Vini
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