Gualberto Compagnucci
Correva l’anno 1167 quando l’esercito di Federico
Barbarossa con l’aiuto di truppe fabrianesi coman-
date da Ruggero Chiavelli cinse d’assedio la città di
Ancona, la quale 30 anni prima ne subì un altro da
lotario II. La storia vuole che il Re germanico po-
nesse il suo stato maggiore sulle colline, o meglio
nella rocca di Morro d’Alba dove da qui poteva con-
trollare gli eventuali movimenti degli anconetani.
Volete quindi che questi non avesse bagnato il bec-
co su crateri di vino locale che altresì non poteva
che essere un Lacrima... forse
ante litteram
, visto
che aveva anche le mani lunghe e faceva razzia di
ogni che? Sarebbe bello approfondire.
Da alcune ricerche genetiche comunque si è portati
a credere che il vitigno sia parente stretto dell’Ale-
atico e il suo profilo medio aromatico ne è una di-
mostrazione.
In passato ha rischiato spesso di scomparire, ma
come anche riportato nel libro della storia dei lo-
cali produttori Vicari, ivi loro inclusi oltre ad altri,
hanno insistito a tutelarlo e ne hanno salvato pre-
senza e identità. È sicuramente da considerarsi un
unicum
e più che italico assolutamente locale. Au-
toctono per eccellenza dà grande prestigio quindi
alla vitivinicoltura marchigiana.
Il panorama viticolo di Morro d’Alba poi ha l’effet-
to di incantare tutti coloro che amano l’enoturismo
e non solo e non dimentichiamo che il bel territorio
produce anche ottimi vini Verdicchio.
Decisamente ammiccante e ampio lo spettro odo-
rigeno con i suoi eleganti profumi-aromi di frutti
rossi di bosco, note di amarena e svolazzi di viole e
delicate spezie conquista poi il sorso con suadenza.
Equilibrio quasi sempre in ordine tra freschezza,
morbidezza, calore e sapidità si allunga poi nel fi-
nale con certa persistenza e finezza.
Negli abbinamenti spazia a 360° sui più profumati
salumi, primi piatti al ragù ben speziati e soprattut-
to nella versione superiore si sublima su stufati di
manzo e grigliate miste, trippe e animali di bassa
corte al forno. Provatelo su una ricca amatriciana e
su gnocchi alla papera e ne otterrete il miglior godi-
mento ma… aggiungo ancora i famosi e trazionali
rigatoni del batte conditi con sugo d’oca.
E che dire dei deliziosi passiti da abbinare a pastic-
ceria secca, fichi secchi e ancora prugne secche,
datteri ripieni di noci con copertura di cioccolato e
soprattutto a crostate ai frutti di bosco o amarene e
cioccolato: insomma ce n’è per tutti ma... di Lacri-
ma di Morro d’Alba ce n’ è una sola.
FORSE LO BEVEVA ANCHE IL BARBAROSSA
LACRIMA DI MORRO D’ALBA
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