Sommeliers Marche Magazine 51 - page 11

Una serata dedicata al Re dei vini, non una degusta‑
zione guidata, non un masterclass, ma il racconto
di una storia fatta di uomini e di terre attraverso
cinque calici di vino, questa l’idea delle Delegazio‑
ne AIS di Fabriano. Per fare tutto ciò ci voleva un
profondo conoscitore del tema, qualcuno che abbia,
come diceva Veronelli, “camminato le vigne”, in‑
contrato le persone, ascoltato le loro storie, vissuto
attimi di vita insieme ai protagonisti delle Langhe.
Ivano Antonini oltre ad essere stato miglior Som‑
melier d’Italia, e oltre ad aver vinto innumerevoli
concorsi tra i quali il Master del Sangiovese e del
Nebbiolo, è anche e soprattutto un profondo co‑
noscitore del Barolo. Un vitigno difficile, quasi
dissidente, acini piccoli, grappoli compatti, ciclo
lunghissimo che lo espone a molteplici rischi cli‑
matici. Anche il paesaggio, quello delle Langhe, ha
una vena malinconica che folgora l’animo, che ci dà
la ragione, come diceva Pavese per ritornare sem‑
pre in questi luoghi. Da questo territorio misterioso
e affasciante prende vita uno dei vini italiani più
complessi e controversi, un vino che spesso delude i
neofiti già a partire dal colore scarico, in bocca poi,
il tannino vigoroso soprattutto nei primi anni non
incontra sempre il favore dei bevitori modaioli che
cercano morbidezza e rotondità. Insomma, un vino
da aspettare, da studiare e da ascoltare con calma.
Con la guida di Ivano, la serata, dopo un primo
racconto introduttivo è iniziata subito in grande
con il Pira 2014 di Roagna, azienda storica, arri‑
vata oramai alla quinta generazione. Il vino, com‑
plice l’annata, scorre in bocca leggiadro, ma non
per questo semplice. Beva dinamica e scattante,
ma senza lesinare in complessità con profumi che
si arricchiscono sul finale di sentori balsamici. Bel‑
la bottiglia, una di quelle destinate a durare poco
sulla tavola.
Si è passati poi al Bussia «Colonello» 2015 di Aldo
Conterno, qui l’annata contribuisce a dare poten‑
za ed austerità al sorso, il naso integra la viola, i
frutti rossi con sentori terziari di liquirizia e sca‑
tola di sigari, sorso pieno e appagante. Un Barolo
di grande classe.
Segue il Ravera 2011 di Cogno, un altro dei nomi
da annovera tra i grandi patriarchi del Barolo. Il
colore si fa più granato, ma mantiene al contem‑
po una intrigante luminosità. Profumi floreali e
fruttati si aprono al primo naso, seguono poi pepe
bianco, cipria, profumi che ricordano l’incenso.
Un sorso che combina energia ed eleganza.
Con Clerico e il suo Ciabot Mentin 2010 si tocca
forse l’apice della serata, qui la sontuosità del Baro‑
lo viene fuori senza appello. Complessità, potenza,
un tannino vivo, ma con una grazia e carezzevo‑
lezza quasi commovente.
Si chiude alla grande con la Riserva 10 anni Fossati
Case Nere 2007 di Voerzio. Nel calice ritroviamo
tutta la maestria di uno dei marchi più prestigiosi
di Barolo. Profumi ampi, che si aprono al naso in
un susseguirsi di sensazioni come il boato di un
pubblico che applaude ad un grande artista, ma
allo stesso tempo mantenendo eleganza e compo‑
stezza, senza eccedere troppo. Un rincorrersi di ca‑
lore, freschezza e astringenza sottile con i tannini
che appaiono e scompaiono come in un gioco. Lar‑
go e voluttuoso, un vero piacere edonistico.
Cinque grandi capolavori tutti accompagnati dal
racconto di Ivano, dai suoi aneddoti, dai ricordi
delle giornate passate con i produttori e dai mo‑
menti vissuti in compagnia dei loro meravigliosi
capolavori.
Per terminare, mi piacerebbe riproporre le parole
dello stesso Ivano, con un suo pensiero che ha con‑
cluso in maniera esemplare una magnifica serata
dedicata al Re dei vini. “
I miei primi approcci con il
Nebbiolo non sono stati tra i più felici. Vini che con-
sideravo acidi, tannici, alcolici, pesanti e duri. Trop-
po complicato anche tenere a mente tutti quei i nomi
dei cru, le annate così diverse una dall’altra e i pro-
duttori che nel carattere, spesso, rappresentavano i
loro vini. Poi ho iniziato a frequentare assiduamente
le Langhe e piano piano a conquistare la fiducia dei
produttori. Ho capito che per apprezzare questi vini,
così come le persone, bisognava portare pazienza e
ascoltare, ascoltare, ascoltare. Vini e uomini che ave-
vano molto da raccontare dal punto di vista umano
e culturale. Come un grande libro, foglio dopo foglio,
vino dopo vino, ne colsi la rara bellezza, l’eleganza,
la classe, la raffinatezza e assaggio, dopo assaggio,
diventai sempre più consapevole che, forse, stavamo
parlando del miglior vitigno a bacca rossa del mon-
do, poiché sono pochi quelli che ad ogni sorso hanno
una storia pluricentenaria da raccontare e sono ca-
paci di trasmetterti emozioni uniche ed inimitabili.
Le stesse che ho cercato di trasferire a voi questa sera,
attraverso questi cinque piccoli-grandi capolavori.
”
A FABRIANO CON IVANO ANTONINI
BAROLO, IL RE DEI VINI
Delegazione di Fabriano
Alta Valle dell’Esino
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